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IL PADRE ANGIOLMARCO GAMBARANA A ROMA.

Ritrovata la sua petizione del 1540 al Papa Paolo III.


p. Maurizio Brioli crs.
Somasca, 10 ottobre 2003


La nota approvazione del vescovo di Bergamo mons. Lippomano del 1 agosto1538, anche se limitata solo alla sua diocesi, dava però un fondamento di stabilità alla giovane Compagnia dei servi dei poveri. I problemi non erano tuttavia finiti: ingerenze di ecclesiastici e di secolari rendevano difficoltosa e lenta l’opera svolta nei vari luoghi, “ritrovandosi quelli che andavan per le città difficultà di oprar” (1).

Era pure successo, poco tempo dopo, un fatto che in Milano e dintorni aveva fatto scalpore e generato timori e preoccupazioni: mons. Giovanni Maria Toso (vicario dell' arcivescovo di Milano Ippolito d' Este) nel febbraio 1540 aveva ingiunto al sac. Castellino da Castello di sospendere la sua attività catechistica e caritativa, appena appena nata. Ciò era stato motivato dal non aver chiesto l' approvazione dell' autorità ecclesiastica per la sua opera, dall' aver adottato un nome audace per la sua Confraternita (“Compagnia della riformazione christiana in carità”, suggerito probabilmente dal Gambarana su riflesso della “Nostra Orazione” di Girolamo) e dalla partecipazione di laici all' insegnamento religioso. Emergeva così un sospetto di eresia. Dopo i necessari chiarimenti, l' opera veniva approvata nel 1546 e costretta a cambiare nome in “Compagnia dei Servi de' Puttini in carità: per incitare ognuno nella benevolenza et all' esercitio di bene operare, insegnando alle feste gratis et in carità a legere et scrivere et i buoni costumi”.

A loro volta i collaboratori di Girolamo, scartata ogni soluzione di compromesso o di ulteriore tolleranza, nel Capitolo convocato nel febbraio del 1540 in S. Martino di Milano, su proposta del p. Angiolmarco Gambarana, decisero di ricorrere al Papa, per ottenere la sua approvazione alla Compagnia dei servi dei poveri. Venne incaricato di svolgere il delicato compito il Gambarana stesso, il quale partì per Roma. Non gli dovette essere difficile né lungo ottenere quanto chiedeva: infatti il 4 giugno 1540 il Papa Paolo III segnava la Bolla “Ex iniuncto nobis” (2).

In essa, dopo aver ricordato il Fondatore e le opere della Compagnia e segnalati gli inconvenienti notati, il Papa concedeva:

1. la facoltà di eleggersi un superiore, sacerdote o laico, il quale avesse potere su tutta la Compagnia e potesse di sua iniziativa trasferirne i membri, adunare i capitoli, fare ordinazioni e leggi, mutarle e farne di nuove; la sua elezione veniva per diritto riservata ai “pauperes et personae pro tempore degentes et deservientes” negli ospedali della Compagnia.

2. la facoltà ai sacerdoti di recitare l’ufficio divino nuovo (3), celebrare secondo il rito romano, ascoltare le confessioni di quelli di casa ed assolverli anche nei casi riservati agli ordinari.

Questa struttura in Confraternita o Compagnia verrà meno nel 1569, quando il papa Pio V eleverà i “poveri di Somasca” a Ordine dei Chierici Regolari di Somasca con la Bolla “Iniunctum nobis desuper”.

Nel mese di giugno di quest’anno ho avuto la fortuna di ritrovare il documento originale, purtroppo lacero e guasto in più punti, di pugno del Gambarana, presentato a Roma tra il febbraio ed il giugno 1540 e riportante le annotazioni degli uffici della Curia Romana in merito. Sfuggito finora all’ attenzione e alla catalogazione, se ne stava piegato e ripiegato da chissà quanto tempo in un manoscritto presente nel nostro Archivio Storico Generale della Maddalena in Genova, cioè tra le pagine di un libretto intitolato “Copia Manoscritto n. 30 riguardante i Teatini” (ASPSG, B 75): incuriosito dal titolo scritto sul dorso e constatato che purtroppo il titolo era inesatto nella prima parte e non concerneva per nulla il nostro “Manoscritto 30” o “Libro delle proposte” conservato a Somasca, scorrendo il manoscritto mi sono accorto che trattava effettivamente di faccende relative ai Teatini. Tra le sue pagine ecco il foglietto in questione, piegato e malconcio: spiegato con estrema cautela e subito passato allo scanner in alta definizione, mi sono riproposto di studiarlo con calma una volta rientrato a Somasca lavorando sulle nitide immagini in digitale e giocando come meglio si poteva sui cambi di colore e di filtri grafici per renderlo il più possibile leggibile. Il fatto che contenesse però nelle prime righe la chiara forma “Hieronimus Miani” mi dava almeno la certezza che doveva trattarsi di qualcosa che aveva a che fare più con noi Somaschi che non con i Teatini. Intanto pregavo il p. Beccaria di conservalo con cura in cartelletta a parte, finché non fosse chiaro con cosa effettivamente avessimo a che fare.

A un primo esame compiuto con calma a Somasca, appariva subito l’importanza del pezzetto di carta antica, ed era possibile dare nome cognome e data al suo contenuto. Si tratta appunto, come già ricordato, della supplica, in originale, presentata dal p. Gambarana nel periodo tra febbraio e giugno del 1540.

Il documento originale misura cm 25 di larghezza e 28 di lunghezza; sul recto il testo risulta così composto: nella metà superiore del foglio vi sono le 23 righe del testo della petizione, preceduto e seguito da annotazioni d’ufficio di altre mani; nella metà inferiore vi sono 11 righe di testo (della stessa mano delle 23 suaccennate) seguite da sottoscritte d’ufficio di mani diverse; sul verso, nel margine in alto a destra, la nota “Michael / Amore Dei”, e, distribuite nella parte inferiore, tre altre brevi e incomprensibili annotazioni di segreteria (a sinistra “8 Jnny / mich”, al centro “vale”, a destra “28 fol 178”).

Si dà di seguito la trascrizione del testo, avvertendo che ove risulta di difficile lettura (o addirittura danneggiato per un processo di profonda corrosione del supporto cartaceo da parte dell’inchiostro, con slavature o perforazioni) ci si è limitati segnalare con dei puntini tra parentesi l’interruzione.


Testo della petizione


Sovrascritta d’ufficio: “quod pauperes recollecti possint eligere superiorem qui possit illos visitare mutare statuta condere et Sacerdotes / inhibi deservientes possint recitare officium novum [spazio vuoto] Tho. Vasconos”.

Parte superiore della petizione (la barra / indica l’a capo della riga):

“Beatissime Pater cum quondam Hieronimus Miani Civis Venetiarum plures pauperes horphanos propter bellorum in Italia urgentium tristes eventus et / famem urgentem passim derelictos vagari videret devotionis fervore ductus quoddam hospitale in hospitali S.te Marie Madalene / in suburbio S.ti Leonardi Pergamen.(sic) Dioc. recollectorum nuncupatum inchoavit ac hospitale huiusmodi tam propter Civium / in eo loco degentium ferventem charitatem quam providam directionem et salubre regimen prefati Hieronimi in tantum / volente domino crevit ut idem Hieronimus animum ad alia hospitalia in aliis Italie civitatibus et dioc. respective / hospitalia huiusmodi pauperum recollectorum et in aliquibus mulierum conversarum dicto Hieronimo et aliquibus aliis auctoribus / et Ducibus instituta existentia hospitalia ipsa de bono in melius perducuntur ac in dies crescunt et crescere speratur etsi / hospitalia huiusmodi aliquibus prerogativis et gratiis a.(postolica) b.(enevolentia) v.(estra) donarentur certe utilitati dictorum hospitalium consuleretur et / laudabile opus regentes et exercentes persone in eo confoverentur et ad continuandum invitarentur supplicant igitur humiliter / omnes et singuli Pauperes omnium et singulorum hospitalium praefatorum ac omnes et singuli inibi deservientes tam Sacerdotes / quam laici quoties eos spetialibus moribus prosequentes sibi ut unum ex inibi et pro tempore deservientem clericum sive laicum inter eos supe / riorem seu caput eligere qui ipsos congregati congregari facere et de loco ad locum mutare ac quaecumque statuta et ordinationes / licita et honesta sacris canonibus non contraria condere ipsaque statuta quoties ei videbitur alterare et mutare ac de novo / statuere possit et valeat Nec non ut Sacerdotes eisdem Pauperibus pro tempore deservientes horas canonicas diurnas pariter / et nocturnas ac alia divina officia secundum usum ritum morem et consuetudines S.(anctae) E.(cclesiae) R.(omanae) etiam novissime editum (3) dice / re legere et recitare ac dictos Pauperes et omnes et singulos in dictis hospitalibus deservientes dumtaxat (*) / ab omnibus et singulis peccatorum cassibus et delictis de quibus locorum ordinarii absolvere possint ipsi et absolvere et pro comis / sis penitentiam salutarem iniungere possint concedere et indulgere dignatur de gratia speciali non obstantibus apostolicis ac in / provincialibus et sinodalibus constitutionibus et ordinationibus ac statutis et consuetudinibus et ordinationibus ac statutis et consuetudinibus / […] etiam roboratis privilegiis quoque indultis ac litteris apostolicis quibusvis locorum ordinariis et aliis quibus / vis personis concessis confirmatis et innovatis quibus illorum tenorem etiam […] derogare placeat cete / risque contrariis quibuscumque cum clausulis opportunis et consuetudinibus instituenda annexeri[…] tam in mediolanen. quam in comen. et / aliis Civitatibus Italie”.

(*) aggiunta al testo dalla stessa man,o : “eorum confessionibus auditis”.
Sottoscritta d’ufficio in grafia grande: “fiat ut petitur oAo”.

Parte inferiore della petizione: “[…]tum ab.ne obten. ad effectum etiam in casibusque […] de concessis indultis / derogationi et aliis remissis que hic pro sigillatim repetitur ad praesentem […] contra perpetuum in / forma gratiosa cum deputationi exequutorum qui assistunt etiam cum plena et libera facul / tate citandi etiam per edictum publicum constito summarie de non tuto accessu interdicendi etiam sub censura et / pena […] aggravandi reaggravandi contradictum item etiam per quascumque de quibus eis placuerit censuris et penis / item compescendo anno[…] item secuta et quod premissorum omnium et singulorum aliorumque / certa premissa q[…] exprimendi Et an hospitalia ipsa per praefatum Hieronimum tantum vel / Hieronimum et alios instituta sunt et illa per clericos et laicos simul vel clericos tantum / aut laicos […] gubernentur Maior et verior […] et ex primo fieri possit in locis que pers / sone[…] attenta materia oratorium paupertate ad officium contradistinctum expectari possit / […]”.

Annotazione d’ufficio in grafia grande sul lato destro del testo: “fiat oAo”.
Annotazione d’ufficio in grafia grande in basso: “Datum Romae Apud sanctum marcum Pridie Non. Iunii Anno Sexto”, cioè il 4 giugno 1540.
Annotazione d’ufficio in basso: “segretarius de mandatis pro rogatis Th. Feloensis”.

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Alla trascrizione del documento in oggetto, faccio seguire alcuni riferimenti inerenti al ricordo di questa missione del p. Gambarana a Roma presenti nella nostra letteratura somasca:

- Pellegrini C. crs. (a cura), Ordini e Costituzioni fino al 1569 (Fonti per la storia dei Somaschi 7), Roma 1978, pag. 15s (dalle “Costitutioni che si servano dalla congregatione di Somasca” degli anni 1549-55 ca.):“ … Ma ritrovando quelli che andavano per le città difficoltà di operare, considerorno esser necessaria l’autorità apostolica per firmar et stabilir la congregatione, sì che fu eletto messer pre Angelo Marco di Pavia all’andar a Roma. Dove andato, stette per molto tempo et impetrò un Breve dalla felice memoria di papa Paolo terzo (morto il 10 novembre 1549, ndr.): di poter elegere un superiore pro tempore, il quale eletto sia superiore a tutta la congregatione et habbi autorità di commandare et mutar li fratelli di luogo a luogo; et insieme dette autorità alli sacerdoti di ministrar li sacramenti et assolver li suoi subditi anche dalli casi episcopali; et immediate ne sottopose alla sedia apostolica, dando finalmente autorità alla compagnia di far constitutioni ne suoi capitoli et mutar quelle, come è solito et necessario fare nelle congregationi. Per la quale autorità stabilita et firmata la compagnia, si ordinano et instituiscono le presenti constitutioni, da servarsi da tutti li sacerdoti et laici che voranno star et perseverar in questa congregatione, pasati per li capitoli con la maggior parte delle balotte in favore … (seguono poi gli altri capitoli, ndr.)”.

- Stella Andrea crs., La vita del Venerabile Servo di Dio il Padre Girolamo Miani. Vicenza 1605, libro III, pag. 45: “Ma trouando souente quelli, ch’erano nelle Cittadi, graui oppositioni, e difficili incontri, ond’erano, ò ritardati, ò impediti nel seruigio d’Iddio, giudicarno tutti unitamente per istabilire con maggior fermezza la Congregatione, esser di mestiero il procurare ch’ella fosse confermata con l’Apostolica autorità. Elessero dunque, et inuiarono a Roma il P. Angelo Marco Pauese, già Conte di Gambarana, il quale con amore, e con diligenza affaticandosi, ottenne dal Santissimo Pastore Paolo Terzo, dell’illustrissima Casa Farnese, produttrice d’Heroi famosi per bontà, per dottrina, e per perizia militare, non solo la bramata confermazione, ma insieme la facoltà di poter elegere un superiore a tempo. che di tutta la Congregatione prendesse il gouerno, con autorità di rimouere i fratelli da luogo, a luogo, d’amministrar’i Santi Sacramenti a’ Sacerdoti, e d’assoluere quelli, ch’erano a lui soggetti, da’ casi riseruati dalli Ordinarij, sottopose la Congregatione all’immediata ubidienza della Santa Apsotolica Sede, e diè finalmente il potere ne’ Capitoli generali formare ordini, e costitutioni, e le già formate mutare, e rinouare come paresse più opportuno, e concessero molti altri priuiliegi, come diffusamente nell’originale si contiene”.

- Tortora Agostino crs., De vita Hieronymi Aemiliani, Milano 1620, lib. III, cap. VIII, pag. 167s: “Primum enim sub obitum Hieronymi cum animo nutarent permulti et ab instituto resilire meditarentur, Angeli Marci opera et auctoritate sunt in bene coeptis confirmati: Deinde, cum multa in operum progressione socii experirentur adversa, oppugnatoresque non deessent, qui auctoritate et potentia plurimum negotii et molestiae in vinea Domini strenue desudantibus exhiberent, in eam sententiam itum est ab omnibus Angelo Marco referente, ut curarent Pontificia auctoritate Congregationem muniri, liceretque illi per Sedem Apostolicam sua obire munera, frustra contranitente oppugnatorum audacia. Ad eam rem allegatus est Romam idem Angelus Marcus: neque potuit maiore studio, quam is fecit, communis causa suscipi; siquidem ita sedulo et prudenter rem cum Summo Pontifice transegit, qui tum erat e Farnesia gente Paulus Tertius, ut datis literis Apostolicis Anno praeteriti saeculi quadragesimo, pridie nonas Junii, plurima in Congregationem contulerit ornamenta” (e nella traduzione del Piegadi del 1865: “Di fatto come molti e molti verso la morte dell’ Emiliani cominciavano a tentennare, e meditavano di ritirarsi dall’instituto, fu per industria e autorità d’Angelo Marco, che ritornarono a’ lor buoni principii. Dappoi come nel progresso dell’opere provavano i compagni parecchie contrarietà, né mancavano oppugnatori, che con autorità e con potenza arrecavano molte brighe e molestie a que’, che nella vigna del Signore sudavano con fortezza, tutti convennero in questa sentenza di procurare, mediante Angelo Marco, che la Congregazione fosse convalidata dall’autorità del Pontefice, e che dalla Sede Apostolica le fosse concesso di vivere secondo sua regola, checché tentasse l’audacia de’ suoi nemici. Ad ottenerne lo intento, fu a Roma inviato lo stesso Angelo Marco, il quale non potea con accuratezza maggiore di quella, che usò, assumersi la causa comune. Di fatto con tal diligenza e prudenza trattò l’affare col Sommo Pontefice (ch’era allora un della casa Farnese, Paolo III), che con lettere apostoliche del dì IV giugno MDXL conferì onori moltissimi alla Congregazione”) (4).

- Caimo Giuseppe crs., Vita del servo di Dio D. Angiol Marco de’ Conti Gambarana ecc. Venezia 1865, pag. 45s: “Capitolo Nono. Ottiene da Paolo PP. III una bolla in favore della Congregazione. I nostri padri servi de’ poveri s’affaticavano ben molto per introdurre le loro opere, moltiplicarle, e mantenerle in varie parti della Lombardia (cf. Moriggia, Delle religioni, cap. LXVIII, pag. 198); ma non ostanti le pubbliche testimonianze degli ordinarii, e il bene che da essi facevasi a vantaggio del prossimo, non mancavano ad ogni modo di insorgere contro di loro molte vessazioni, per cui venivano ritardati o impediti nel servigio di Dio (P. Stella, lib. III, pag. 45). Voleva la prepotenza d’alcune persone secolari immischiarsi nelle cose della Congregazione, disporre a suo piacere nel temporale e nello spirituale, imporre regole a suo capriccio, far mutazioni, e aver mano nella elezione dei superiori e degli altri ufficiali, di modo che alcuni di que’ buoni servi di Dio infastiditi da siffatta oppressione erano per partirsene dalla congregazione. Essendosi quindi congregati in S. Martino degli orfani di Milano il p. Superiore d. Agostino Barili, ed i padri consiglieri d. Federico Panigarola, d. Marco Strata, ed il p. Angiolmarco Gambarana con diversi altri padri della congregazione per dar provvidenza a sì grande inconveniente, parve al p. d. Angiolmarco, al cui parere aderirono tutti gli altri, che sarebbe cosa opportuna e necessaria ricorrere al santo pontefice per impetrare che la congregazione fosse dalla autorità pontificia confermata, acciocché col favore della Sede Apostolica le fosse lecito esercitare le sue cariche di modo che indarno le si opponesse l’ardire di chi la molestava, come lo accenna il sopracitato Tortora nel libro 3 al capo 8. Elessero dunque, come scrive il p. Stella nella vita di S. Girolamo libro 3 pag. 45, e inviarono a Roma il Gambarana, il quale, affaticandosi con grande amore e diligenza, ottenne dal sommo pontefice Paolo III, della gloriosissima casa Farnese, non solo la bramata confermazione apostolica della sua congregazione, ma insieme la facoltà di poter eleggere un superiore a tempo che prendesse il governo di tutta la congregazione istessa, e avesse l’autorità di trasferire i fratelli da un luogo all’altro. Ottenne che i sacerdoti di lei potessero dire e recitare le ore diurne e notturne, e celebrare le messe e gli altri divini offizi secondo il rito novamente ordinato dalla santa romana Chiesa, e assolvere tutti quelli della medesima congregazione da qualunque caso riservato agli ordinari. Impetrò inoltre che la congregazione fosse sottoposta immediatamente alla santa Sede Apostolica e che il capitolo generale avesse l’autorità di formar ordini, costituzioni e le già formate, mutare e rinnovare come più paresse opportuno con molti altri privilegi. Questo rafferma il medesimo p. Tortora nel sopracitato libro 3 cap. 8”.


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Note


(1) Pellegrini C. crs. (a cura), Ordini e Costituzioni fino al 1569 (Fonti per la storia dei Somaschi 7), Roma 1978, pag. 15 (dalle “Costitutioni che si servano dalla congregatione di Somasca” degli anni 1549-55 ca.).

(2) Bullae et privilegia a diversis Summis Pontificibus clericir regularibus Congregationis Somaschae hactenus concessae. Venezia 1615, pagg. 3-6.

(3) Nel 1529 papa Clemente VII aveva incaricato il francescano spagnolo Francisco de Quinones (Leòn 1475 - Veroli1540) di disporre le ore canoniche, riconducendole per quanto fosse possibile alla loro forma antica; di sopprimere i punti più difficili e le lungaggini, mantenendosi fedele agli istituti degli antichi Padri, in modo che i chierici non avessero più motivo di trasgredire il dovere della preghiera canonica. Nel 1535, accompagnato da un Breve di Paolo III, eletto papa da poco, diede alle stampe l’opera intitolata Breviarium romanum ex sacra potissimum Scriptura et probatis Sanctorum historiis collectum et concinnatum. Fu chiamato Breviarium Sanctae Crucis dal titolo del Quinones, cardinale titolare della basilica romana di S. Croce in Gerusalemme. L’autore aveva di mira solo la recita privata, quindi soppresse tutte le parti relative alla recita in coro; infatti l’edizione del 1535 mancava di antifone, versetti, responsori, letture brevi, capitoli e parte degli inni. Nella seconda ed. del luglio 1536 rimise solo le antifone, dopo le critiche formulate dai dottori della Sorbona di Parigi. Questa ed., la definitiva, uscì con l’approvazione di papa Paolo III, il quale permetteva la recita del nuovo Breviario soltanto per l’uso privato dei sacerdoti secolari che ne avessero ottenuto speciale licenza dalla S. Sede. D’altra parte era stato compilato non per l’uso pubblico nelle chiese, ma solo per quei chierici che erano tenuti a recitare l’ufficio in privato. Il papa temeva dunque che di questo Breviario potessero d’ora in poi abusare i monaci e i regolari, tenuti invece alle loro antiche tradizioni corali. La struttura del Breviario nuovo era la seguente: i Salmi distribuiti in modo che in ogni settimana si recitasse tutto il Salterio; ad ogni ora canonica 3 salmi; inoltre alle Lodi il Benedictus, al Vespro il Magnificat ed a Compieta il Nunc dimittis; le letture ridotte a 3 nell’unico Notturno, ma mantenute molto lunghe; prese la prima dall’ AT, la seconda dal NT e la terza dalla vita dei Santi o da un omelia patristica; così nel corso dell’anno si leggeva tutta la Sacra Scrittura, almeno nelle sue parti principali; uniformata infine la durata dell’ufficio per ogni giorno della settimana, mentre precedentemente l’ufficio della domenica era molto più lungo di quello dei giorni feriali. Ebbe in poco tempo oltre 100 edizioni, in Italia e all’estero, tra il 1535 e il 1556. Il largo favore incontrato si spiega e per la eleganza della sua lingua, che lo rendeva accetto anche ai più caldi umanisti, ma soprattutto per la sua brevità, che lo faceva preferito alla tiepidezza di molti e non sgradito alla pietà di coloro che, per i doveri del ministero, avevano disponibile un tempo meno abbondante. Ma sembrava, e di fatto era, troppo reazionario alle venerande tradizioni della preghiera liturgica seguita nella Chiesa da oltre dodici secoli. Grazie a questo Breviario, la recita dell’ufficio divino fra i sacerdoti secolari divenne più frequente; mentre prima di regola lo dicevano in comune nelle chiese. Purtroppo però venne adottato per la recita corale da diversi capitoli di chiese cattedrali: ad esempio, a Saragozza, il popolo si accorse che i canonici non recitavano più l’antico ufficio e, credendo fossero divenuti Ugonotti, si levò a sommossa minacciando di fare giustizia sommaria. La corrente di opposizione al nuovo Breviario del Quinones col tempo si accentuò, finché Paolo IV (Carafa, 1555-1559), tradizionalista dichiarato, intervenne con un suo rescritto del 10 agosto 1556 proibendone ogni ulteriore ristampa. Lo aveva sempre avversato per il suo carattere antitradizionale, e anche recentemente aveva ricevuto note di biasimo al Concilio di Trento. Alla morte di Paolo IV nel 1559 il Breviario del Quinones ritornava in vigore e vi rimaneva tale fino al 1563, quando allo stesso Concilio di Trento (nella terza ed ultima sessione) si cominciò a trattare della riforma del Breviario. Ma tutta la faccenda si pensò bene rimetterla nelle mani della S. Sede e del papa. Pio IV morì nel 1564; Pio V pubblicò il nuovo breviario, intitolato <Breviarium romanum>, diametralmente opposto a quello del Quinones, nel 1568. Tutte le chiese ebbero l’obbligo di adottarlo entro sei mesi; eccetto quelle chiese e ordini religiosi che erano in possesso da almeno 200 anni di un Breviario particolare. Così l’unificazione della preghiera canonica in tutte le contrade dell’ Italia e dell’ Europa divenne un fatto compiuto.
(4) Piegadi Alessandro sac., Vita di S. Girolamo Emiliani Patrizio Veneto Fondatore della Congregazione de' Chierici Regolari Somaschi scritta latinamente e vulgata nel MDCXX dal padre Agostino Tortora ed ora per la prima volta volgarizzata dal sacerdote veneziano Alessandro Piegadi; con aggiunta di tre appendici. Venezia, tip. Gaspari 1865, pag. 153s.

(fine)