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S O M A S C A G R A D U A T A


Memorie istoriche
sopra li Generali, Prelati, Vescovi,
Arcivescovi, e Cardinali
della Congregazione Somasca


compilate

da D. Giacomo Cevaschi della medesima Congregazione

Consultore nel S. Officio di Alessandria, etc.
Teologo, ed Esaminatore nelle Diocesi di Trento,
di Alessandria, e di Genova

e dedicate

all’ Illustrissimo Signor Conte
GIANFRANCESCO
BURONZO

de’ Signori di Buronzo
Conte d’Asigliano, Balocco, e Bastia
de’ primi Scudieri della fu Regina di Sardegna.

***

In Vercelli MDCCXLIII (1743)
Nella Stamperia di Giovambatista Panealis Librajo



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La compagnia de’ Servi de’ Poveri nacque dalle viscere caritatevoli del Nobilissimo Uomo GIROLAMO MIANI Veneziano, Fondatore di essa nel 1532, ed Istitutore delle opere pie degli Orfani, Orfanelle, e Convertite in Italia. Per lo spazio poco meno d’anni quaranta si resse senza titoli, senza gradi, senza voti con la sovraintendenza succedevole di alcune persone pie, Ecclesiastiche, e Secolari, che insistendo sulle di lui massime, condotta, ed Istituzione la governarono. Nel 1658 San Pio V annoverandola tra gli Ordini Regolari mutolle il Nome, e la chiamò Congregazione di Somasca da quel picciol Villaggio tra il Milanese, e Bergamasco santificato distintamente dalle penitenze, insanguinato dalle discipline, ed onorato dai Miracoli del glorioso MIANI. Questo Eroe di carità non è ancor ammesso alla pubblica Venerazione della Chiesa, non ostante non si è giammai potuto impedirne il culto immemorabile de’ Popoli adoratori, che colla privata fiducia de’ loro raccorsi esaltano la gloria, ch’Ei gode in Cielo, e la robustezza del di lui patrocinio, che fa godere alla Terra. Molti de’ suoi Miracoli sono stati approvati dalla Sacra Rota in una sua Relazione, che in Causa Beatificationis fece al Pontefice URBANO VIII ed ultimamente, cioè nell’anno 1737 li 25 Agosto il Santo Padre CLEMENTE XII ha canonizzato l’eroismo delle di lui Virtù: in Veneta, Mediolanen. Questa sua Congregazione per lo torno di due Secoli e più, sia detto senza pompa, che a chi divisa de’ suoi sarebbe immodesta, ha sempre mai fiorito di Soggetti riguardevoli per Nascita, per Dottrina, per Pietà, de’ quali io avea nella fresca età dissegnato tessere compilatamente la Storia, anzi ne avea già formato un Sillabo, che poi interrotto da altre mie religiose incombenze, desidera da maggior studio, e la perfezione, e l’accrescimento; riuscendo ora malagevole alla mia cadente età, 3 quasi insuperabile alle mie forze snerve, e smonte l’erudito impegno, son ben avvisato per non privare onninamente, e per ogni parte il Fondatore di quel grato decoro, che suol nel Padre ridondare dalla riputazione de’ suoi Figliuoli, far succinta, e compendiosa memoria al Mondo di que’ soli Personaggi, che a gloria dell’Istituto si distinsero col grado supremo del generalato nel Chiostro, e con qualche splendida Dignità nella Chiesa, e siccome io per compiacere all’altrui suggerimento ho intrapreso questo ubbidiente travaglio, spero, e mi prometto, che non dovrano riuscire discare queste MEMORIE, che andò or ora risvegliando, almeno a coloro, che volentieri si affacciano su gli altrui abbreviati ritratti per comunicarne o alla propria, o all’altrui imitazione i giovevoli documenti; farò quanto più posso, studioso, e sollecito per difendermi dagli Anacronismi, quali quanto più gravi sono in chi scrive Storie, tanto meno imputabili in chi raccoglie MEMORIE.

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D. AGOSTINO BARILI Cittadino di Bergamo, illustre per facoltà, e per sangue fu ammesso circa l’anno 1532 dal venerabile GIROLAMO MIANI nostro Santo Fondatore a partecipare del suo merito, e delle sue fatiche nella coltura degli Orfani, Orfanelle, e Poveri derelitti, nelle quali Opere pie applicando tutto il pensiero, e tutta la diligenza colla guida del MIANI Padre, ed Istitutore di sì grand’opere, si rendé singolarmente ammirevole in cotal esercizio di cristiana, e religiosa carità. Dopo il transito al Cielo di quel Martire dell’Amore così chiamato Il MIANI da san Pio V in una sua Bolla Martyr Charitatis, (qual transito seguì alli otto di Febbrajo del 1537.) fu Egli costituito Proposto generale a tutta la Compagnia de’ Servi de’ Poveri, (qual nome era dato alla Congregazione di Somasca priacché annoverata fosse tra gli Ordini Regolari dal mentovato Pontefice) e vi presedé in qualità di Capo, fino che da Dio ispirato professò tra Cherici Regolari Teatini, a’ quali fu quella unita per lo spazio più, o meno d’anni 8 per comando di Pietro Carafa Cardinale, e poi Papa PPAOLO IV. Proseguì nella Congregazione de’ Teatini col medesimo tenore di Santità, ed esercitò continuatamente fino alla morte quello spirito di edificazione, che gli avea comunicato il santissimo suo Maestro GIROLAMO MIANI. Paul. Greg. De Ferrar. in Vita Vener. Hieronym. Aemil.. apud Catanium Venet. 1676, Santinell. in ead. Vita apud Occhium Ven. 1740.

D. ANGELO MARCO GAMBARANA Pavese de’ Conti di Segale, nato nel 1498 chiamato universalmente la gloria, e l’ornamento della Città di Pavia, fu nel 1534 uno tra li primi Compagni del Beato Fondatore GIROLAMO MIANI, Segretaro delle di lui Penitenze, ed Orazioni; dacché li Cherici Regolari Somaschi per la sua opera furono ascritti tra Regolari da san Pio V fu il primo Professo, e primo Preposito Generale nel 1569 ebbe uso recitare le Ore Canoniche sempre genuflesso, celebrare ogni giorno ciò, che fugli concesso nel ultimo della sua vita, vegghiare intere notti nell’Orazione, e non prendere altro riposo, che sulle paglie: il Pontefice san PIO V nominollo, e lo elesse Vescovo di Pavia, ma Ei con sembiante acceso, e con isfogo di sdegnata umiltà scacciò da se, e mise in fuga il Nunzio di tal onore conferitogli: Certe femmine dette le Convertite, non perché fossero di mala fama, ma perché dismesse dalle pompe del Secolo unicamente servivano a Dio in istato Vedovile adunate in una Casa detta di San Gunifort volgarmente Caneva nuova, le raccolse collegialmente nel 1550 in un Monistero presso la Chiesa di Santa Maria Maddalena fabbricato nel 1547 dal pio Uomo Girolamo Pelizari a di lui istanza, e prieghi, quali Donne poi abbracciarono nell’anno 1553 l’Istituto di San Benedetto. A spese del medesimo Pelizari istituì un pio luogo per le Orfanelle dette di San Gregorio in Pavia. Morì nel anno 1573 di età d’anni 75 in Milano nel pio luogo di San Martino di una morte preziosa stando in Orazione compianta da San Carlo. Il di lui Cadavero trasferito in Pavia nel 1607 fu collocato nella Chiesa di San Maiolo nel muro intromedio tra la Porta anteriore di essa, e l’Altare di San Carlo. De eo Scipio Alban. Romuald, in sua Flavia Pap. Sac. Mazzuchel. in ejus Vita, quae asserv. In Arch. S. Petri Montiss. Mediol. Scrisse il GAMBARANA la Vita del suo, e nostro Fondatore GIROLAMO MIANI, e parimente la Storia della Beata Filistina Vergine, il di cui Corpo riposa in Pavia nella Chiesa di Santa Maria Maddalena.

D. ALESSANDRO BESOZZI Bergamasco ricco di fortune, nobile di sangue, ma più ricco, e più nobile per grado Sacerdotale fu uno tra primi, che il Beato GIROLAMO MIANI acquistò alla sua Congregazione Novello Operaio nella Vigna del Signore seguì l’orme del suo Venerabile Condottiero nella coltura delle opere pie a servizio de’ Poveri derelitti, ed Orfani abbandonati, rinonciato il pinguissimo suo Patrimonio, e tutto quanto avea a suo conto di splendido, e di onorifico sopra la Terra. Fece tanto profitto nella Scuola della Carità, e della Mortificazione, che fiorì sino all’ultima vecchiaia d’ogni Virtù, e chiuse gli suoi occhi nella Congregazione con lode di santità; prima di morire predisse l’ora, ed il giorno della sua morte, e gionto tal giorno, ed ora si pose in ginocchio, e in ginocchio morì: non si può meglio colorire il ritratto di questo Eroe del Divino Amore, né meglio dargli il risalto, che con ciò, che compendiosamente ne scrive il Crescenzio nel suo Anfiteatro Romano, alla prima parte al foglio 114, cioè: Il Venerabile Servo di Dio ALESSANDRO BESOZZI negli anni più teneri coltivò la Divozione, e fatto maggiore attese alle Virtù più sode: Fuggiva le Conversazioni delle Donne come ceppi della Castità, combattuta di continuo dalli Nemici delle nostre Anime, e per tenerli lontani si serviva delle Penitenze, e dicea, che chi troppo concede a’ sensi, presto gli averà ribelli, e che chi non raffrena le sue disordinate passioni sarà Servo di esse; armato dunque di sì soda perfezione il Servo di Dio, diè un calcio al Mondo, ed alle sue vanità; spogliatosi volontariamente delle ricchezze paterne si pose a seguire l’orme del Beato GIROLAMO MIANI Fondatore dell’Illustrissima Congregazione di Somasca, sotto la cui scorta divenne esempio di santità, e Sant’Uomo morì. Le gesta di questo gran Servo di Dio, dicesi essere state descritte da molti, fra quali dal Dottor Antoniogiorgio e da Giambattista Besozzi nel suo Libretto delle Annotazioni delle azioni degli Uomini illustri di casa Besozzi, come pure da Giangiacomo Besozzo nelle Storie memorabili di Casa Besozza nel Lib. I fogl. 9 Fin qui il Crescenzio. Item de eo meminit Bolland. Tom. 2 mense Februar, item, Ruger. In Decl. 36 pag. 320, item Archiv. Monfort. Sancti Petri Mediol. Item Turtura in Vit. Hieronym. Aemil. Lib. 2 cap. II.

D. GIAMBATTISTA BENAGLIA di Como entrò nella Congregazione di Somasca ammessovi nell’età d’anni 21 dal venerabile Gioanni Scotto terzo Generale di essa; da giovane incontrò vari infortuni, e soffrì mortali infermità, da queste guarito, e da quelli difeso con prodigio: sommamente applicossi alla mortificazione del suo corpo, ed alla santificazione del suo animo, condecorando con la sublimità delle Virtù la bassezza de’ suoi Natali. Fu gran Direttore delle Anime, e gran Maestro nella Mistica, Morale e Scolastica Teologia; ed in ognuna di queste facoltà divenne eccellente senza Dottore, ma non senza Miracolo. Colla direzione del Divin Spirito zelava con tanto fervore, e con tanto coraggio, che entro le Cse, sulle Vie, sulle Piazze affrontava li Osceni, i Traviati, li Scorretti con aspre riprensioni, e non servendo all’emenda la voce, colle minacce senza distinzione di persone, e di stato; attentissimo fu nella cura degli Orfani in Roma, in Venezia, in Milano, in Pavia; Ecclesiaste fervoroso trasse molti dal fango si sordide colpe colla promessa costante di nuova vita; era presso tutti di tanto credito, ed in tanta venerazione, che al solo vederlo si componevano alla maggiore modestia i Buoni, e lo sfuggivano i Dissoluti. Nella Città d’Alessandria della Paglia erano ne’ suoi tempi come a quartiero tutti i Vizi, ed i Viziosi, essendovi ora Proposto di quel nostro Collegio, e Paroco, ora Direttore del Seminario del Vescovo, si pose a combatterli con tal zelo, ed a schiantarli con tal fervore di predicazione, che fu universalmente detto il Flagello de’ Demoni, delle Streghe, de’ Sodomiti, delle Femmine cantoniere; Il Cardinale Vescovo Paravicino riconoscendolo Uomo eletto da Dio alla santificazione della sua Diocese, lo costituì suo Esaminatore e suo Penitenziero. Finalmente portatosi a Vicenza a fecondare di tantissimi esempli quella Città, ivi morì in età d’anni 63 nel1608 alli 22 di Marzo, avendo scritta la Storia della sua Vita egli medesimo con questo titolo: Vita del Padre Giambattista Benaglia scritta da se per comando del suo Superiore, quae M S. asserv. In Archivio Sancti Petri Montiss. Mediol, alla Immagine di lui v’è annesso quest’Elogio.
V. P. D. JOANNES BAPTISTA BENALEA
TAM DEO CHARUS
QUAM SIBI IPSE INVISUS
JUGI CORPORIS ABSTINENTIAE,
DIVINAE CONTEMPLATIONIS PABULUM
ADDIDIT,
QUIPPE NOVIT, NON IN SOLO PANE
HOMINEM VIVERE,
ITA ABIIT E MUNDO, SED MUNDO, NON OBIIT,
QUI SOLI DEO SEMPER VIXIT.

D. FRANCESCO de’ Conti di SPAUR, VALLER ZAMBANA ecc.(uno della cui Gente nell’Anno 1696 li 7 di Marzo salì al Vescovado, e Principato di Trento chiamato MICHELE DI SPAUR ec.) fu religioso esempio di vangelica perfezione, e chiostrale morigeratezza: bastava vederlo per infiammarsi di Amore Celeste, salito al grado di Generale l’Anno 1571 ebbe per principale sua premura servir agli Orfanelli ne’ ministeri più vili, istruirli, curarli: uno di questi essendo da più mesi inchiodato nel leto per una putrida Cancrena in una gamba con un segno di Croce lo guarì dalla piaga tra lo spazio di giorni tre: A san PIO V cui era ben nota la di lui santità poiché l’ebbe fatto arbitro delle Pontificie sue grazie tanto per se, quanto per la sua Congregazione d’altro non supplicò, che di alcune Indulgenze per i suoi religiosi, che avessero recitate alcune prescritte giaculatorie. In Roma ove fu Preposto Locale in San Biaggio di Monte-Citorio con tutta divozione, e frequentemente facea il sacro giro delle sette Chiese: Nelle sue orazioni, e contemplazioni sensibilmente si è udito a parlare con Dio, e cogli Angeli, e sensibilmente rispondergli, era tanta la sua umiltà, ed abiezione di se, e mortificazione, che comunemente da Romani era chiamato: L’umile Servo di Dio. Cristoforo Madruzzi Eminentissimo per la Porpora, e per la grandezza delle sue gesta, pieno di stima per la Congregazione Somasca, e di venerazione per il Padre D. Francesco si adoprò in varie occasioni, renderlo onorato di Mitra, ma senza riuscita impedito dall’umiltà del rifiuto, a cui diede l’ultimo assalto, ma con pari fortuna, promovendolo al grado di Vescovo Suffraganeo nel suo sacro Principato di Trento. Nel terminare del 1600, o poco dopo martire di Penitenze, pasciuto quasi solamente di orazioni, arrichito del dono di Profezia da Roma passò al Cielo, il di cui Cadavero esposto, fu invaso da’ baci, da corone, da acclamazioni di Santo. Stella in Vita B. Hieronym. Aemil. Lib. 3, Ruger. In sua Epistol. Ad 2 Vol. Declam. Item ex Archiv. S. Petri Montiss. Mediol.


D. FEDERIGO PANIGAROLA Milanese riguardevole per Nascita, e per Dottrina, negligentate le ricchezze, gli onori, il fasto, si pose a seguire l’orme umili, e caritatevoli del nostro Santo Fondatore GIROLAMO MIANI nella cura de’ poveri, e nel servigio de’ miserelli abbandonati; ebbe la Prelatura del Protonotariato Appostolico in Roma; illustrò non meno colla sua persona, che colla luce delle sue santissime operazioni la Congregazione, e vi fu ascritto nel 1534, all’avvanzamento di cui s’affaticò molto, non tanto come uno de’ primi Compagni del venerabile GIROLAMO quanto dopo il di lui transito da questo basso Mondo, perché si proseguisse nella assistenza, ed educazione degli Orfani a lui come agli altri della Compagnia raccomandati: sicché facendo buon uso della grazia Divina, e de’ sentimenti partecipatigli dal Venerabile MIANI intorno alle opere pie da lui istituite possiamo dire, che gli atti virtuosi della sua vita a benefizio de’ Poverelli in vari luoghi del nostro Istituto. Finalmente onusto di meriti, e pieno dello spirito del Signore dipose nell’Eremo di Somasca la spoglia mortale con odore di santità dopo non molto al felice passaggio al Cielo del glorioso Fondatore e suo maestro GIROLAMO MIANI. Turtur. In Vita Hieronym. Aemil. Lib. 3 Santinel. in eadem Vita cap. 12.


D. LIONE CARPANI Milanese de’ Marchesi Carpani e per opulenza, e sangue chiarissimi, avendo in Merone picciola Terra della Pieve d’Incino discosta sei miglia da Como, riconosciuto cogli occhi propri quanto la fama avea rapportato alle sue orecchie delle eroiche virtù del nostro Fondatore MIANI, arresosi alla grazia, che lavorava a meraviglia nel di lui cuore, fatto un generoso rifiuto di quanto avea di grande nel Mondo gittossi a’ piedi del Venerabile GIROLAMO, lo supplicò ad ascriverlo alla sua Compagnia, nella quale ricevuto nel 1533 tanto profittò, che quasi quasi non si distinse la copia dall’originale nella pratica eroica di una carità indefessa verso mendichi, e fanciullini abbandonati. Fu carissimo a PAOLO IV, ed a PIO V: PAOLO IV gli offerì i più nobili impieghi nella Corte di Roma, e le Cariche più decorose, e PIO V lo destinò Prefetto della Cappella, che chiamano Sancta Sanctorum ove sendo Infermo fu visitato dal Santo Pontefice, e consolato nel suo decubito: Gli conferì l’Arcivescovado di Napoli, quale con uguale umiltà, che costanza ricusò. Al Precessore Papa PAOLO IV assisté nella sua ultima malatia, e con Sacerdotale diligenza lo coadiuvò all’eterno riposo. Pieno finalmente il CARPANI di pietà, e di religione sotto il Ponteficato di PIO V chiuse gli occhi alla luce in Roma con fama di santità. De eo Ferrar. In Vita B. Hieronym. Aemil. Cap. 20, Barell. Memor. Barnab. Pag. 20, item ex Manuscr. Archiv. Sancti Petri Montisfort.


D. PRIMO CONTI Milanese la di cui famiglia trasse origine da tre Nipoti, ex sorore, di Desiderio Re de’ Longobardi ANFORZIO, FUSIO, e CATTO; sopra ogni credere fu scienziatissimo, e nel suo Secolo senza paragone in tutta l’Italia come attesta il Moriggia de Nobil. Mediolanen. Nelle lingue le più singolari Greca, Ebraica, Caldea, Arabica fu peritissimo, e commendato sommamente da EMANUELE SA’ dottissimo Teologo, ed Ebraista tra Gesuiti: In più Chiostri de’ regolari fu prescielto loro Lettore di teologia, di Morale, di canonica, ed Interprete delle Divine Scritture: Nella Valtellina essendosi seminati vari errori da Dommatizanti fu spedito dal Vescovo di Como a ritrarre quel paese dalle folli opinioni, locché riuscì con trionfo della Fede, avendo convinti, ed addotti a detestare i loro falli nel sacro Tribunale degli Inquisitori, ben anco li Maestri stessi delle Eresie: Si ascrisse tra Compagni del nascente nostro Istituto dal venerabile GIROLAMO fondatore circa l’anno 1533 nell’eroica impresa delle opere pie degli Orfani, Orfanelle, e Convertite, e divenne un nobil equivoco della virtù, e zelo del MIANI alla perfezione, ed amplificazione dell’Istituto. Intervenne per ordine di PIO IV al celebre Concilio di Trento, e tenne il luogo del Vescovo di Padoa chiamato a Roma: e la conciliare deliberazione di torre dall’alto gli avelli de’ cadaveri, e sepellirli sul piano fu un sentimento di sua dottrinale perorazione: Più volte, ed in diversi tempi fu nominato Vescovo di distinte Diocesi dalla Papi PIO IV, e GREGORIO XIII, ma con quanta estimazione di lui gli erano conferte le Mitre, con altrettanta umiliazione di se le ricusò. Nulla produsse alla luce col Torchio, ma molto coll’operare, ond’ebbe a ripeter di lui Scipione Albani. Scribere renuit, quia quod scribendum erat, quotidianae operationis pagina monstravit Nulla ostante per la di lui diligente attenzione, e studio furono divulgate alcune opere di Marcantonio Maioraggi, anzi la più insigne di questo eruditissimo Oratore, cioè : Lucubrationes in partitiones oratoria Ciceronis furono per la prima volta stampate dal Conti a benefizio de’ Letterati, ed a decoro delle Lettere. Morì nel 1592 in età d’anni 93 con una ferma opinione di Santità. Vital in Theatr, Mediol. Pag. 28, Morig. Lib. 3 cap 13 de Nobil Mediol. Item lib. 4 cap. 23 Hist. Med.


D. GIOANNI SCOTTI Bresciano Uomo diletto a Dio, ed agli Uomini, zelantissimo Custode dell’Istituto nella cura degli Orfani, ed esemplarissimo Religioso nell’esercizio delle virtù, menò quasi tutti i suoi giorni in Cremona ne’ nostri Orfanotrofi alla educazione de’ fanciullini abbandonati, non ostante le doglianze della sua umiltà fu promosso due volte, cioè nel 1574, e nel 1585 al supremo Propostato dell’Ordine, in qual grado li ministeri più vili, gli esercizi più abietti, le occupazioni più faticose erano le sue; onde che Ei avesse la dignità di Generale, non da altro si sapea, che dal merito del possederla. Fu onorato da Grandi, da San Carlo nella sua Visita Appostolica per la Lombardia, dal Cardinale Nicolò Sfondrati vescovo di Cremona, che sovente visitollo infermo, tuttavia tra tali onorevolezze non perdé di vista giammai l’abbassamento di se, e la mortificazione di tutto se; la di lui Vita poté dirsi un continuato esercizio di carità assistendo ora a tutte le Scuole della Dottrina Cristiana in Cremona, ora componendo Litigi, ora accompagnando, e confortando Giustiziati, ora santificando Divoti, ed emendando Scorretti: Colpito da un Empio sul viso con una strepitosa guanciata, non solo cristianamente, e religiosamente la soffrì, ma colle mani. Piedi, e lingua s’adoprò presso de’ Maestrati, che perdonatagli l’ingiuria fosse dimesso senza gastigo: Acquistò alla Congregazione nel 1569 la Casa, e Chiesa di San Geroldo con Bolla di san PIO V. Fu parimenti in Cremona Fondatore della Sodalità di sant’Orsola, cui prescrisse santissime Leggi nell’anno 1565, e dal Monistero di Santa Barbara, e Santa Fortunata, attiguo ne’ primi suoi anni al Collegio di San Geroldo, ed ora altrove traslato, dopo molto tempo dalla morte della Venerabile Maddalena Guerrini Confondatrice. Le virtù del cuore gli trasparivan dagli occhi, dal volto, e dalla persona, servendo la sua presenza come di efficacissima declamazione contra i Viziosi a ridurgli alla Penitenza, e fu scritto, che una sola guardatura fissata un eretico lo inducesse alla Conversione. Visse Santo, e morì Santo, e la di lui Santità si rese più chiara nel di lui transito da Cremona al Cielo per il miracoloso, e spontaneo suono delle Campane, qual morte intesa dall’Eminentissimo Vescovo Sfondrati ebbe a compiangerla col suo Popolo, confessando espressamente: Se Dioecesis suae fulcimentum, Congregationem Somaschen. firmam columnam, splendidissimum vero lumen Cremonam in uno Scotto amisisse: De eo Pelleg. Merula in Sanctuar. Cremonen. Cap. 92, Turt., et Stella lib. 3 in Vita Hieron. Aemil.

D. GIAMBATTISTA FABRESCHI Barbarano discendente da Stirpe antichissima, e nobilissima in Roma, attinente per cognazione del Cardinale Francesco Cennini de Salamandris Senese, Uomo non tanto per la nobiltà del suo Stemma, che per i titoli delle sue virtù raguardevolissimo, s’acquistò gran nome per la grandezza delle sue gesta: Eletto Generale nel 1587 per tutto il tempo, che governò la Congregazione Somasca, presedere e giovare fu un atto solo: Entrò nel cuore del Cardinale Sfondrati Vescovo di Cremona, che assonto al Papato l’onorò con segni inusitati di stima, e favorì con argomenti contradistinti di speciale benivoglienza. Sudò in Cremona al vantaggio della Compagnia di S. Orsola, regolandola, e promovendola con ogni studio, e senza alcun risparmio di fatica: Li giorni della sua età non furono molto lunghi, ma molto pieni, e colle opere grandi fé grandi i giorni: Morì sessagenario in Roma nel Collegio di San Biaggio in Monte-Citorio l’anno 1616 li 17 Febbraio, e nel medesimo giorno in cui nacque, perché fosse lode di un solo, e medesimo giorno l’aver partorito un Uomo sì degno alla terra, ed al cielo. Ex Archiv. Monfort. S. Petri Mediol.

D. GUIDO detto IL VERCELLESE della cospicua famiglia de’ FERRERI, personaggio illustre per lo splendore del sangue, e più illustre per le cognizioni Umane, Canoniche, e Legali, avendo inteso le eroiche azioni del Venerabile GIROLAMO MIANI nostro Fondatore, stimolato dalla fama della di lui santità sparsa distintamente per tutta la Lombardia, vago di servire a DIO nella cura de’ poveri derelitti, di ascrisse alla di lui Compagnia detta de’ Servi de’ poveri la or Congregazione di Somasca, e travagliò parecchi anni al serviggio de’ miserelli nel caritatevole Istituto con fervore, e con costanza. Turtura Lib. 3 in Vita Hieronymi Aemiliani, Santinell. Capit. 14 in eadem Vita.
Nell’anno 1562 fu fatto Vescovo di Vercelli sotto il Ponteficato di PIO IV, e poi creato Cardinale dal medesimo Sommo Pontefice nell’anno 1565 col titolo di Santa EUFEMIA, ed ebbe il Cappello Cardinalizio per mano di San CARLO BORROMEO suo cugino e nipote di detto Papa. Sedé tra Padri in Trento correndo l’anno 1562 intervenne al Concilio Provinciale prima in Milano l’anno 1565, onorò le nozze delle Figlie di Massimiliano d’Austria con la sua presenza, ed accompagnolle a’ loro Mariti Duchi Italiani: Arricchì il Seminario di rendite con la unione di vari Benefici: transigé nelle radicate controversie tra il Vescovo, e Capitolo con iscambievole soddisfazione, e la sua transazione fu confermata dalla felice memoria di Papa GREGORIO XIII chiamò al governo degli Orfani nel pio luogo della Maddalena in Vercelli i Padri della sua Congregazione Somasca nell’anno 1569, che nell’anno addietro chiamavasi ancora Compagnia de’ Servi de’ poveri. Il detto pio luogo sin dall’anno 1543 fu fondato da Vincenzo, e Francesco Rosarini con autorità di Pietro Francesco Ferrero Vescovo Cardinale suo Precessore. Fondò a Padri gesuiti il Collegio, e donò loro i redditi, e Terre del Lachello. Stabilì 16 canonici Minori per le Salmodie della sua Cattedrale; stampò un Sommario di Decreti Conciliari, e Diocesani con altre Bolle Papali all’uso de’ Catechismi, finalmente portatosi a Roma, ivi morì l’anno 1585 e fu sepolto nella Basilica di Santa Maria Maggiore. Ital. Sacr. Tom 4 Tabul. Vercell.

D. LUIGI MIGLIORINI Padoano celebratissimo Oratore del suo Secolo, e zelantissimo nel ministero Appostolico, era così ardente contra i Viziosi, che con libertà evangelica senza alcun rispetto a condizion di persona, servato il tenore prescritto da San Paolo nelle Lettere ad Titum affrontava i Peccatori colle grida, colle invettive, colle minaccie per lo ché in Genova nella Chiesa della Maddalena, avendo dopo lunga dissimulazione, e pazienza le dissonanti dicerie di alcuni Nobili, che lo disturbavano dal dire, e gli Uditori dall’ascoltare, sofferte; pieno di zelo, e di coraggio, gli riprese con una acre declamazione sopra il rispetto dovuto a’ templi, e sopra la riverenza violata a’ Tabernacoli, onde ebbe a patirne varie molestie, e l’esiglio, da cui però tosto richiamato proseguì con pari ardore la sua Predicazione: Proposto Generale acclamato nel 1590 fu egli il primo, che accozzò al buon governo della Congregazione Somasca le Costituzioni, e divulgolle colla Stampa, e di queste si è servita per qualche tempo la Congregazione sin che poi attese le circostanze de’ tempi, altre ne sorsero divulgate coll’assenso Appostolico. Nella sua Vecchiaia di molto avvanzata ritrovandosi infermo anche gravemente, mai tralasciò la recitazione dell’Uffizio, sempre assisté al Santo Sacrifizio, che proccurò continuamente si celebrasse nella sua Stanza; induggiando i Padri del Collegio corroborarlo colla Strema Unzione non ancor timorosi di perderlo, gli stimolò a conferirgliela dicendo loro: Dominus ad Ostium pulsat, ed in vero tosto, che fu unto spirò felicemente: di questo Servo del Signore come di un esempio di tenerissima pietà, e di amor verso Dio, ne fa menzione il Casalich nel suo Libro intitolato: Gli stimoli al s. Timor di Dio, item Archiv. S. Petri Monfort.


D. GEROLDO de GEROLDIS Bresciano professò l’Istituto della Congregazione nel 1581 fu questi Uomo riguardevolissimo per le sue religiose virtù, doti dell’animo, e preggi dell’intelletto; per lo zelo delle Anime si dié tutto all’opere di carità, e di pietà: intraprese lunghe Pellegrinazioni per tutta l’Italia, promovendo in ogni parte l’esercizio de’ Catechismi, aprendo Scuole in ogni luogo della Dottrina Cristiana insegnando, predicando, e catechizzando indefessamente nelle Chiese, nelle Piazze, e ovunque giungea, e scopriva il bisogno. Autore in diverse Città di Confraternite, e di Oratori, istruì i Secolari alle Meditazioni, alle volontarie macerazioni, e discipline, non tanto colle voci, che cogli esempi riempiendo ciascuno dell’amore verso la Virtù, e dell’odio contro del Vizio. Fu il suo Zelo così universale, così ardente, e così affaccendato, che comunemente era chiamato: L’appostolo dell’Italia. Papa PAOLO V cui fu riferita la diligenza, l’assiduità, il fervoroso ardore dell’Operaio Appostolico, che allora ritrovavasi in Roma nel Collegio di San Biaggio in Monte-Citorio, tutto applicato a’ Catechismi, ed alle spiegazioni de’ Sacri Misteri, chiamatolo a se, premesso un elogio delle sue Appostoliche fatiche pose in di lui mano, e balìa di sciogliersi dal giogo Chiostrale affine, che potesse con maggior libertà girare per l’Italia, e regolare le Scuole della Fede, catechizare fanciulli, ed erudire ignoranti, di che ringraziato avendo il Santo Padre, gli promise, che non avrebbe ommesso giammai, né tralasciato in verun tempo l’intrapreso Ministero, salva la sua Vocazione: Distintamente in Amelia, Amalfi, Giovenazzo, e nell’una, e l’altra Sicilia girando per le città, Villaggi, e Terre con altri de’ nostri, colle sue predicazioni, esempli, ammonizioni, rifformò i costumi, compose I Scostumati alla Divina Legge, e li santificò in guisa, che le Città, e Luoghi, ove Ei aveva evangelizzato non sembravano più radunanze d’Uomini, ma d’Angeli; quindi avvenne, che essendo a Lui state assegnate le Multe, e le condanne pecuniarie ex Maleficio per lo sostentamento di se, e de’ suoi divennuti esatti morigerati gli Abitatori de’ Luoghi dal loro santissimo Magistero, mancando i delitti, mancarono loro nello stesso tempo gli stabiliti sussidi; sicché avuta la venturosa disgrazia di penuriar d’alimento nella sterilità de’ peccati, portata dalle sue Vangeliche fatiche, e de’ suoi zelantissimi Cooperatori gli convenne partire per non morire famelico. Plura vid, in Archiv. Mediol. Sancti Petri in Monfort. Pieno di meriti passò al Cielo l’anno 1618 di età d’anni 57.

D. BERNARDINO CASTELLANO Bresciano peritissimo Canonista, e segnalato Casista, in tutti i luoghi ove religioso dimorò fu accreditatissimo, distintamente in Tortona, il di cui Vescovo Cesare Gambara lo costituì suo Vicario, e Visitatore di tutta la sua Diocese a reformare il Clero, e santificare il Secolo, infondendo in quello lo spirito di edificazione, in questo il zelo della propria salute: inerendo alle sacre incombenze, in Voghera pose in vedere osservanza alla mente di PIO V, di GREGORIO XIII, e del Sacro Concilio di Trento le Rubriche, e Riti Ecclesiastici maltrattati da’ Cherici, e dalla gente di Stola in que’ tempi, non saprebbesi dire se per malizia, o per ignoranza. Aprì Scuole a’ Catechismi, Oratori a’ Secolari, declamò sopra le irriverenze alle Chiese, perorò sopra la frequenza de’ Sacramenti, travagliò perché le Monache accettassero, e custodissero le Clausure decretate poch’anzi da’ padri in Trento, e comandate rigorosamente da Papi in Roma. Quanto operò in Voghera, altrettanto nelle altri parti di quella Diocese, ed in Tortona stessa, ove erudì le Monache all’uso del meditare, li Sacerdoti alla fuga delle Conversazioni, ed i Secolari all’intervento agli Uffizi Divini. Sparsa la fama decorosa di queste sue Appostoliche fatiche, CRISTIANA DUCHESSA di TORTONA nell’anno 1576 commise al Padre Bernardino, ed a’ suoi Religiosi unicamente la coltura della sua Famiglia, e de’ suoi Dimestici nelle Scienze, e quel, ch’erale più grato nella cristiana osservanza, correndo costantissima voce in quel tempo, che tra gli altri, li Religiosi di Somasca erano i più santi, i più esemplari, e più utili a quella Città: Dopo varie reggenze in diversi Collegi; ebbe la Prelatura Generale di tutta la Congregazione nell’anno 1577, nella quale dié documenti continui di Dottrina, di Prudenza, e di Regolare Osservanza, e con l’operazione, e con il discorso. Dominic. Blanc. In Opusc. ;. S. il Giardinetto pagg. 94, quod asservat. in Colleg. Sancti Petri Monfort. Mediol

D. GIAMBATTISTA CONELLA . Savonese chiarissimo per la bontà della vita, e per le doti dell’intelletto, nell’adunanza, che fecero i Padri della Congregazione Somasca in Milano nell’Orfanotrofio di San Martino l’Anno 1569 per professare solennemente, Ei vi intervenne ancor Cherico col suo Voto approvativo, e successivamente fece anche esso i Voti religiosi in mano del Venerabile padre Angelo Marco Gambarana. Fu zelantissimo nella cura degli Orfani, invigilando sulla custodia dell’Istituto nelle Opere pie con tanta sollecitudine, ed ardore, che sarebbesi creduto risorto in lui l’eroico Istitutore di esse GIROLAMO MIANI. Fatto Generale nel 1581 fu ammirabile nella pietà, e nel zelo, che certamente chiunque più fornito del tenero amore verso Dio, e verso il Prossimo non avrebbe in lui desiderato di più: vegghiò indefessamente per conservare ne’ Sudditi il primo fervore dell’istituto, il non interrotto corso delle orazioni, la assistenza agli Infermi nelli Spedali: finalmente nell’anno ottantesimo secondo del detto Secolo ricevè i Voti solenni di quel santissimo Sacerdote Venerabile Evangelista Dorati Enciclopedia d’ogni virtù, di cui or ora faremo memoria. Ex pagel. In Archiv. Mediol. S. Petri Montisf
D. VINCENZIO TROTTI delle primarie Famiglie di Pavia fu uno tra primi Professi nella Congregazione avendo fatti i Voti nell’Anno 1569, se alcun altro certamente Egli fu additissimo alla contemplazione: avendo gustato in Terra quanto fosse soave il Signore a chi l’ama, i suoi amori furono tutti in Cielo: eminentissimo nell’abbassamento di se, ornatissimo nel dono delle lagrime, formidabilissimo contro i Demoni, che l’hanno offeso spessissimo in mentre facea orazione; ebbe un amor tenerissimo verso l’Eucaristia, cui presente era tale il piacere, e la dolcezza interna, che concepiva, che scioglievasi tutto in lagrime spremute dal diletto nell’adorarla: crebbe a tal segno la fama della sua santità, che dimorando in Somasca nel Collegio di San Bartolommeo, andollo a ritrovare GREGORIO XIV, mentre era Cardinale Vescovo di Cremona, e per tre giorni ivi si fermò per gustare de’ sacri discorsi con esso lui. S. CARLO essendo il TROTTI infermo gravemente in Milano nel luogo pio di San Martino, andò a visitarlo, e sedendo al letto dell’umile Religioso dopo vari colloqui di spirito, gli domandò genuflesso la sua benedizione, dalla quale domanda soprafatto l’Infermo si disfece in lagrime di confusione, e supplicò il Santo Arcivescovo a compartirgli la sua Pastorale, da cui avrebbe ricevuto lena, e vigore pe‘l viaggio all’Eternità: ma riavutosi per volere di Dio partì dal servizio de’ nostri Orfani in Milano, ed andò alla cura de’ nostri altri in Pavia nel luogo pio detto ancor oggi la Colombina, ove pieno di meriti, ed anni riposò nel Signore nell’Anno 1580, il di cui Cadavero fu poi trasferito nella Chiesa di S. Maiolo di detta Città nell’anno 1607. De eo Boss. Ubi de Sancto Maiolo. Romuald. In sua Papia Sac. ,item Arch. Sancti Petri Montisf. Mediol.


D. EVANGELISTA DORATI nacque in Biadena del Cremonese l’Anno 1539 vestì l’abito della Congregazione Somasca nel 1581, e professò nel susseguente, Sogetto riguardevole per santità, e per l’esercizio delle virtù; tra quali si distinse la sua perpetua verginal Purità, che sensibilmente tramandava soavissimo odore a chi l’incontrava, non meno, che a chi lo pratticava. Fu sì geloso dell’onore di Dio, e della salute del Prossimo, che al riferire di Andrea Stella primo Compendiatore della di lui Vita dir solea: Se minori gloria in Coelis fore contentum dummodo nemo periret, omnesque ad Legem viverent. Eletto Proposito Generale della Congregazione nel 1593 fu specchio di singolar perfezione, alle visite, che facea per lo più a piedi recitando Salmi, ed Orazioni continuamente, si disponeva con meditazioni penitenze, e digiuni. Fu formidabile sopra i Demoni al bene degli invasati, dotato del dono di Profezia, scuopritor dell’altrui interno, rivelato avendo a molti le loro tentazioni, pensieri, passioni, e dati loro i rimedi. Niccolo Sfondrati Cardinale, e Vescovo di Cremona, li di cui Nipoti, e Seminario erano stati riempiuti dall’Uom di Dio di sante massime, e di una perfettissima cristiana educazione, poiché fu sublimato al Sommo Ponteficato col nome di GREGORIO XIV fe chiamare a Roma per mezzo del padre Proccuratore Generale Giambattista Fabreschi il suo amicissimo Padre Dorati, che ivi giunto fu alloggiato nel palazzo Papale accolto dal Pontefice con segni tenerissimi di onorevolezza, e di estimazione, quale poi presto tutta la Corte ben giustamente si guadagnò, resasi sensibile al ognuno la sua santità. Donna Agata Angelica Sfondrati Sorella del Papa, e Donna Sigismonda d’Este di lui Cognata non uscivano da Palazzo, che dopo quella del Papa, non ricevessero parimente la Benedizione del Padre Dorati, li di cui meriti, e singolare pietà crescendo vieppiù nella opinione del Santo Pontefice risoluto di fare la promozione de’ novelli Porporati segnò nel numero d’essi in primo luogo il Dorati, giudicando accrescer raggi alla Porpora, vestendone un Soggetto di tanto splendore: lo seppe l’umile Religioso, ed incontanente buttatosi a piedi Pontifici con lagrime, e con tutto lo sforzo dello spirito supplicollo a lasciarlo morire nella sua vocazione, onde a’ piè di una sua antica Immagine si dà a leggere la seguente Iscrizzione.
V. P D. EVANGELISTA AURATUS
CREMONENSIS,
VIRGINITATIS, PROPHETIAE,
MIRACULORUM DONIS
CONSPICUUS,
CARDINALIUM ALBO IN QUOD FUERAT
MISSUS
A GREGORIO XIV,
TOTO ANIMI CONATU, ET LACRIMIS
CURAVIT
UT ERADERETUR.
Dopo essersi predetta, ed in quanto al luogo, ed in quanto al tempo seguì la sua morte in Somasca assorto nella contemplazione de’ Divini Misteri l’Anno 1602 li24 di Giugno, ed il di lui: Cadavero per tre giorni spirò soavissimo odore, e celeste fragranza. Stella in Vita Hieronymi Aemil. Hypol Speranza in eius Vita, quae asserv. In Archiv. Sancti Petri Monfort. Mediol.

D. GIAMBATTISTA FORNASARIO Lodigiano già Decano nel Collegio de’ Dottori in Pavia, come fu Professore di Giurisprudenza nel Secolo, fu altresì delle Virtù morali nel Chiostro: avendo fatto balenare sugli occhi, ed alla mente d'ognuno la luce de’ suoi meriti, e delle sue esemplarissime operazioni ascese al grado di Generale dell’Ordine nel 1596 dopo avere coperte più cariche in qualità di Superiore in diversi Collegi della Congregazione, e Seminari di Venezia. Fe ergere da fondamenti la Chiesa di San Maiolo in Pavia, acquistò alla Religione la Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Secreta in Milano, oltre varie Grazie e Privilegi, de’ quali abbondano i nostri Chiostri impetrati da’ suoi raccorsi. Efficacissimo nel dire colla forza delle celebre sua facondia indusse con una sua eloquentissima perorazione fatta al Prencipe, e Senato di Venezia, che la Repubblica, non ostante le opposizioni, che s’attraversavano, concedesse due luoghi a’ Somaschi in Trevigi ciò, che seguì prosperosamente con pubblico solenne, e plausibile Decreto di quel serenissimo Principato: la celebrità del suo nome giunse in Roma con esso lui, ed avanti di lui: con questa fama conformata dalla sua presenza, e dalla sperienza del sue doti e di sapienza, e di facondia su onoratissimo da Porporati, e da Personaggi più decorosi di Roma; anzi in tal credito, e tale considerazione fu presso CLEMENTE VIII, che in segno di stima alle di lui virtù usò con esso lui, parlandogli, il titolo di Padre Reverendissimo, questo glorioso Pontefice fundò in Roma sopra Piazza Nicosia a’ PP. Somaschi quell’illustre Collegio nell’anno 1596, che dal suo nome chiamasi Clementino. Ex Archiv. Mediolan. Sancti Petri Monfort.

D. ANDREA TERZANO Comasco Uomo rigidissimo, e tenacissimo della regolare osservanza; istruì ne’ costumi ecclesiastici, e nel fervore Appostolico il Clero di Venezia, onde ebbe a dire il Cardinale Lorenzo Prioli allora Patriarca di quella Dominante: Absit, bene Deus, quod Seminarium nostrum unquam ab aliis, quam a Somaschis instituatur, cum tam copiosa ex eorum diligentia, exemplis, atque educatione optimorum morum redundaverit.
Fatto Proposto Generale nell’anno 1599 visitava i Collegi sempre a piedi, e giunto a Genova bagnato fino alla pelle, prima che in Collegio, entrò in Chiesa a render, secondo il costume, le grazie a Dio, e vi si trattenne per una buona mezz’ora in orazione, onde essendo inzuppato d’acqua da capo a piedi lasciò quel sito, ove fermossi ad orare, notabilmente allagato, con istupore di tutti, che conoscevano quanto ei fosse debole di forze, e maltrattato dalle sue infermità, per le quali nel 1601 rinunziò al Generalato prima d’averlo compiuto. Pochi anni dopo si ritirò in Vercelli al divoto governo degli Orfani, ove fece costrurre quella Chiesa di vaga struttura dedicata a SS. GIMBATTISTA, e MARIA MADDALENA, con limosine raccolte da alcune persone pie, e dal Serenissimo CARLO EMANUELE DUCA DI SAVOIA allora residente nel castello di Vercelli, e col sussidio sporto dal P. D. Alessandro Boccolo nella somma di dugento Ducatoni sborsati poco prima, che partisse da Italia per visitare Generale i Collegi della Franza; detta Chiesa fu poi solennemente consagrata da Monsignor Vescovo GIACOMO GORI’ A nell’Anno 1619 li 22 Luglio ad istanza del medesimo Padre Terzani, che finalmente carico d’anni, di meriti vi chiuse gli occhio con una esemplarissima morte consonante alla sua morigeratissima Vita. Ex pagel. In Archiv. Monfort. Sancti Petri Mediol ex authog. Dedication. eiusdem Ecclesiae asserv. In Archiv. Piae Dom. Vercelli. .

D. ANDREA CONTARDI nobile Genovese fu ammesso alla Congregazione di Somasca nel 1585, in cui sostenne decorosamente le Catedre, e le Cariche, Professore di Sacra Teologia, e Predicatore: In Genova fu il fondatore di quel Collegio, ed in Tortona di quella Chiesa di Santa Maria Picciola, era sì tenero verso la Passione di GESU CRISTO, che celebrando nella Chiesa della Maddalena in Genova all’Altare del Crocefisso si distruggea apertamente in lagrime, anzi predicando ivi, particolarmente nel triduo de’ Baccanali i suoi Sermoni, e Discorsi non aveano altro soggetto, che il Martirio del Redentore. Il Cardinale Orazio Spinola Arcivescovo di Genova lo costituì suo gran Vicario in Spiritualibus, e Luogo-Tenente di sua nobilissima Arcidiocese per tutto quel tempo, che egli si trattenne in Ferrara in qualità di Legato: Il Vescovo di Tortona Maffeo Gambara medesimamente in altro tempo a simile dignità lo sublimò in una sua lunga assenza dalla Diocese accomandandogliene la reggenza, e la direzzione, dalla quale neppure un punto sì discostò quel Vescovo anco presente; onde venìa detto il CONTARDI l’occhio destro del Vescovo. In Tortona, ove per più anni fu Prefetto della Morale al Clero, istituì nella nostra Chiesa la Compagnia detta del Carmine in onor di MARIA, colla indizione di una pubblica Processione nel 1595 portato intorno per la Città il Simolacro Verginale, che poi nel 1601, fu riposto nel di lei Altare in detta Chiesa: da lì è derivata a’ Nostri la facoltà della Assoluzione Papale a benefizio degli Aggregati. Sendo stanziato in Genova si ritirava per qualche spazio di tempo prescritto dalla sua divozione sopra un Monte discosto 20 Miglia da quella Città detto di San GIOACHINO da una Cappelluccia ivi fatta da lui fabbricare in onore di tal Santo, a cui Egli portando una particolare venerazione fu il primo ad impetrarnegli dalla Sacra Congregazione de’ Riti la recitazione dell’Uffizio: Su questo Monte racchiuso, e solitario dava tutto lo sfogo alla pietà del suo cuore, ed agli affetti teneri della sua divozione; sa Iddio i di lui lunghi digiuni, le di lui discipline, le mortificazioni, noi sappiamo, che otto ore di ciascun giorno spendea in orazione, e tenerissima contemplazione. Ritornando poi alla Città, ed al Collegio era sì ilare, e sì festoso, che sembrava un Trionfante di ritorno dal campo; lo assaltavano sovente li Demoni per isviarlo dall’orazione con orrende figure, e tetre comparse, ma egli gli incontrava col valore della grazia, di cui era fornito, e li metteva in fuga col coraggio di una cristiana fiducia con cui gl’incontrava. Morì in Milano nella Casa professa circa l’Anno 1620, non tosto su udita la di lui morte in Genova, che la Curia Arcivescovile, il Senato, e tutta la Città su sorpresa da uno straordinario dolore avendolo ogni condizion di persone venerato per le di lui rade virtù, e singolar perfezione nella Luogotenenza del loro Cardinale Arcivescovo, sicché fu scritto al Padre D. Agostino Tortora Proposto Generale per la grazia di qualche di lui reliquia, per lo che fattosi rimetter tutto quanto spettava all’uso di questo Venerabile Servo di Dio consolò partitamente le richieste de’ supplicanti, e in Genova, ed in Tortona, ed altrove. Dominic. Blancus in suo Opusc. ms il Giardinetto asserv. In Archivio Monfort. Sancti Petri Mediolan.


D. GIAMBATTISTA ASERETO dell’Ordine Patrizio di Genova Fratello di GIROLAMO, che nell’anno 1607 alli 22 di Marzo fu Doge della Serenissima Repubblica Genovese, ascese al Propostato Generale della Congregazione Somasca nell’Anno 1601, e fu diligentissimo Imitatore del di lei Beato Fondatore GIROLAMO MIANI nella cura de’ poveri derelitti, quanto sollecito nel raccoglierli, altrettanto zelante nell’educarli. Assisté all’ultima malatia in Somasca del venerabile Padre EVANGELISTA DORATI e fu Testimonio oculare della di lui preziosa morte. Promosse ardentemente nella Chiesa di santo Stefano in Piacenza il culto di nostra Signora sotto il titolo della Misericordia. Fu Uomo di rarissime prerogative, e singolarissimi meriti nell’esercizio della virtù: Morì in Genova con opinione di santità, e dall’Urna ove fu inchiuso il suo cadavero spirò a que’, che gli cantavano l’Esequie fragrantissimo odore di Viole. Speranz. in Vita Vener. Evangel. Dorati fol. 30,3, quae m. s. asserv. in Archiv. Cremonen. D. Luciae


D. GUGLIELMO BRAMICELLI Milanese versatissimo nelle sacre Lettere in ampliare il divin culto studiosissimo, solea dire, che niuna cosa in Terra più grata potea avvenirgli, che di zelare per Dio: Direttore del Serenissimo DUCA di MANTOVA ancor giovanetto, procurò con ogni studio imbeverlo di massime cristiane, ritirarlo con ottimi consigli, ed esempi da que’ precipizi, che sono frequenti, e molto famigliari alla lubrica gioventù, e per eccitarlo all’amore delle cose celesti anco con qualche sensibil diletto tradusse dal Latino in metro Italiano tutti gli Inni, che si recitano in tutto il corso dell’Anno nell’Ore Canoniche, adornandoli di figure, e dichiarandoli con glosse, e quest’Opera dal Torchio gliela dedicò, acciò vago del metro riempisse di sollievo la mente, e di cristiana perfezione il cuore. Nel 1604 salì al grado di Generale, e la sua massima cura fu promovere la pietà nella Congregazione, ed infervorare la i costumi ad una esatta osservanza delle Leggi. Ex pagel. in Archiv. Monfort. D. Petri Mediol.


D. ANDREA STELLA Veneziano Teologo celebre, e famoso Predicatore avendo predicato alla presenza di CLEMENTE VIII, e nelli Pulpiti di San Pietro, e di san LORENZO, in Damaso in Roma, al Serenissimo di SAVOIA, al Serenissimo Senato di Venezia, ne’ Duomi di Milano, Brescia, Pavia, Ravenna, Ferrara, Genova, Cremona, Treviso, Vicenza, e Bergamo. Essendo in Vicenza Proposito del Collegio de’ SS. Filippo, e Giacomo lesse Teologia Morale nel Palazzo del Vescovo al Clero non senza gran nome, ed essendo ornato d’ogni scienza, ed erudizione era chiamato frequentemente Mostro di Dio. In detto Collegio nell’Anno 1603 per febbre maligna ridotto al termine della sua Vita era stato disperato da tutti i Medici, ricorse in quello stato deplorabile al Santo Fondatore GIROLAMO EMILIANI facendo Voto, che se gli otteneva da Dio la sanità avrebbe scritta la di lui Vita, ottenne la grazia, e soddisfece al Voto, ed Egli è quello, che tra gli altri abbia distesa una giusta Storia delle eroiche azioni del MINAI, nella quale ben anche diffusamente racconta la grazia ottenuta. Essendo stato Michele Prioli Vescovo di Vicenza destinato Visitatore Appostolico nella Dalmazia da CLEMENTE VII per suo Convisitatore, e Teologo prescielse il Padre Stella, che colla perizia della Canonica, e colla prudenza della condotta giovò di molto a quella Provincia, riformata con Leggi, e corroborata con santissime Ordinazioni; chiaro per le virtù, e ricchissimo d’ornamenti nel 1607 fu condecorato cola Prepositura Generale, quale illustrò con i raggi di quelle doti, che lo resero in tutti i tempi Venerabile nella opinione degli Uomini, morì in Venezia alla Terra, ma risplende Stella fissa nel Cielo. De eo Santinell. In Vita Hieronym, Aemil. Capit. 24 Turtur in ead. Vit

D. AGOSTINO FROSCONIO Milanese era talmente integer vitae, scelerisque purus, che venia detto l’ANGELO. Fu ascritto alla Congregazione Somasca l’anno 1587 li 18 del mese di Maggio. Coprì varie Cariche nella Religione di Proccuratore Generale in Roma nel 1622, di Visitatore in Franza nel 1634, ed in Italia nel 1635, ma la prima di tutte fu quella del Generalato, a cui salì nel 1610. Nel Collegio di Brescia operò molto, e vi fu Uomo di doppia edificazione: Il Seminario Vescovile di quella Città riguardevole per qualità, e per numero de’ Tonsurati fu totalmente commesso alla si lui vigilanza, ed educazione dal Vescovo di quel tempo Monsignore De Georgi. L’Accademia nostra di San Benedetto in Salò fiorì mirabilmente a suoi tempi e nelle Lettere, e nella Erudizione: Osservò l’Interdetto contro de’ Veneziani, e perché niuno celebrasse in quella sua Chiesa sforzato da Magistrati appianò tutti gli Altari. Fu affabile, grazioso, e per la soavità de’ costumi, e per la generosità dell’animo a tutti carissimo, per li meriti della virtù, che in lui veramente risplendé commendevolissima, fu ammesso alla cospicua Cittadinanza di Venezia con Privilegi, e Grazie, ove morì l’Anno 1637 con sommo rincrescimento di ognuno, e comecché tutti l’amavano, tutti il compiansero. Ex pagell. Archiv. D. Petri Monfort. Mediol.


D. MAURIZIO DE DOMIS Milanese celebre Oratore, evangelizò con abbondante frutto di spirito ne’ Pulpiti di Lodi, Salò, ed altre illustri Città, Professore di Sacra Teologia nelle Cattedre di Milano, e di Venezia, erudì nelle Sacre, e Scolastiche Dottrine più Uditori, distintamente ne’ Seminari Veneti, Patriarcale, e Ducale, quali smembrati dalla nostro educazione ci furono restituiti per la di lui opera, ed efficace sollerzia. Tre volte Proposto Generale della Congregazione Somasca, e della Cristiana Dottrina in Francia nel 1613, 1622, 1625 per un novennio governolla con applauso comune per la sua prudenza, e saviezza dimostrata nella condotta de’ suoi Reggimenti; compose nel suo Generalato, e divulgò tanto in Latino, quanto in Italiano un Libro di Costituzioni appartenenti a’ Nuovi della Congregazione tanto di prima, quanto di secondo Noviziato, e furono approvate da URBANO VIII. Promosse il culto della Vergine sotto il titolo di Loreto in Genova nella Chiesa della Maddalena, il culto de’ SS. Angeli fu da lui amplificato presso di Noi, e la venerazione della Eucaristia con prescritte Esposizioni in ogni settimana, e Quaresima nella Chiesa di San Maiolo in Pavia accresciuta, disappassionato a tutto ciò, che vi era caduco nel Mondo si spogliò di ciò, che avea in se di mortale nell’Anno sessagesimo di sua età in Milano nel pio luogo di san Martino correndo l’Anno 1636, di lui fan menzione con lode l’Ateneo Milanese, il Crescenzio nel suo Presidio Rom. Lib. 2.


D. ALESSANDRO BOCCOLO Cremonese versatissimo nella Teologia positiva, peritissimo de’ Sacri Canoni, e papali Costituzioni, fu Uomo di tal gravità, e di tal esteriore composizione di corpo, che chi lo vedea, o lo pratticava su erudiva alla modestia, e si accenda alla pietà; onde si ha per tradizione, che in Bologna certo giovane chiamato Antonio Martini incontratosi con il Padre BOCCOLO, tocco nel suo interno dalla di lui religiosa aggiustatezza di procedura, si innamorò della Congregazione Somasca, ed ascrittovi divenne un ottimo Sacerdote. Generale creato nel 1616 accettò l’incorporamento della Congregazione della Dottrina Cristiana in Franza con quella di Somasca, e da PAOLO V ne fu spedita, ed approvata l’unione per una sua Costituzione, che è in ordine l’ottava; onde d’allora in avvante fu il capo de’ Cherici Regolari Somaschi nomato Proposto Generale della Congregazione Somasca, e della Dottrina Cristiana in Franza. Dopo questa unione andò Generale a visitare i Collegi di Franza, e prima diede alla luce in Brescia nel 1618 un Compendio de’ nostri Privilegi, Grazie, Indulti con annotazioni fondate sulle Dottrine de’ Teologi, ed autorità de’ Dottori, il di cui titolo è tale: Compendium Privilegiorum et Congregationis Somaschae, et Dottrinae Christianae in Gallia. De eo Syllab. meus lit. A.


D. VITTORIO DELLIO Vicentino Sacerdote della Congregazione Somasca per la erudizione, e per la bontà singolare della sua vita ornatissimo, menò una vita, che fu un continuo esercizio di divozione, e di mortificazione: quando stracco dal peso continuato delle fatiche, e dal corso non interrotto de’ suoi spirituali esercizi si riducea a dormire, il suo letto erano o poche paglie, e nude tavole, e perché niuno si avedesse della sua afflittissima quiete, e del suo mortificato riposo, sul buon mattino rizzatosi aggiustava secondo il nostro uso il suo letto, componendolo con lenzuoli, matarazzi, e coperte, onde ognuno si persuadesse aver egli presi i suoi sonni con l'agiatezza, e comodità ordinaria nel letto. Per lui le notti erano brievi, avvegnacché sorgea dalle sue paglie, o dalle sue nude tavole assai prima del giorno, e genuflesso recitando Salmi di penitenza, ora si disciplinava con funi, ora si flagellava con catenelle fino all’effusione del sangue; non mangiò mai carni nel decorso intero della sua vita; non vestì, dimorando ne’ Verni di Lombardia le sue gambe di alcun coperto, contento delle sole scarpe nel piede, tre giorni in ogni settimana si nodriva di solo pane, ed acqua sola: Oltre la consueta meditazione, che tra Noi è d’obbligazione spendeane altre tre ore di ciascun giorno in orare, e nelle sue orazioni ora fu veduto a piangere, ora tremante, ora rapito. Tutti gli Autunni solea passarli nell’Eremo di Somasca, ove bene spesso tutta la notte, e tutto il giorno misurava colla continuazione delle meditazioni, orazioni, e penitenze: Furono tali le asprezze, che usava col suo corpo, e tali li patimenti, che volentieri incontrava per mortificarlo, che sovente lo ridussero agli ultimi languori, e mortali sfinimenti, onde il Padre Generale MAURIZIO DE DOMIS comandogliene con precetto formale la moderazione. Valsero molto gli suoi Esorcismi sopra i Demoni, ed in Pavia liberò una femmina ossessa tosto, che fugli presente. Finalmente stanziato in Salò più dalle mortificazioni della sua vita, che dalla violenza della sua infermità riposò nel Signore correndo l’Anno 1624 li 27 del mese di Ottobre in età d’anni 33. Ex pagel. Archiv. Sancti Petri Montisf. Mediol., la di lui Immagine è ornata della seguente Epigrafe:
P. D. VICTORIUS DELIUS VICENTINUS,
OMNES ASSECUTUS LEPORES
AD COELESTEM
SE CONTULIT PHILOSOPHIAM,
AN INGLORIUS
SANGUINE, ET LACRIMIS IRRIGAVERIT
LAUROS
DUBITATIS?
AGNOMEN, ET NOMEN AGNOSCITE:
IN UTROQUE SEMPER
V I C T O R I U S


D. ROCCO REDI Comasco entrato nella Religione di Somasca l’Anno 1577 fu zelantissimo custode in se colla prattica, e negli altri coll’esempio dell’osservanza dell’Istituto nella educazione de’ poveri derelitti, o sieno de’ fanciulli privi de’ Genitori. Fatto Vocale de’ generali Comizi per merito, lo rinonciò per umiltà, nella assistenza degli ammalati tutto occupato, più notti contavale senza dormire, nelle settimane erano più i giorni, che digiunava, e meno, che le discipline con cui si lacerava. Avea in uso ogni volta, che usciva dalla mensa raccogliersi in Coro a meditare per un mezzo d’ora, e similmente uscito dal Coro passare alla Camera a leggere Libri di spirito senza intermettersi se non obbligato a qualche obbedienza Chiostrale: Dotato di lume celeste conoscea i macchiati da colpa, e con istanze, e con prieghi, ed alcune volte con aspre riprensioni gl’induceva ad entrare nella Probatica della penitenza; stando Collegiale nel Sobborgo di Genova nella Casa di San Spirito, si fermava industriosamente su l’uscio di quella Chiesa, ed invitava chiunque entrava alla Confessione, e non permise giammai, che uscisser coloro inconfessi, quali imbrattati da colpe scoperti avea per superiore cognizione bisognosi del Sacramento. Era tanta, e tale la fervorosa brama, che Ei avea di veder rimessi in grazia del Signore i Peccatori, che nel giorno festivo di San FERANDO concorrendo ogni anno numeroso Popolo a detta Chiesa per farsi segnare, e benedire con la insigne Reliquia di quel Santo, che è un braccio ivi custodito, e venerato, ricusò sempre di segnare, e benedire veruno prima, che confessato si fosse, onde ascoltando pazientemente tutti, ed assolvendoli, con indefessa fatica li benediceva colla Reliquia adorata. Esorcista ammirevole, e fruttuoso fu perseguitato da’ Demoni con tal furore, che non contenti di mordere il suo zelo, le sue sant’opere, spesse volte l’hanno sensibilmente affrontato, e battuto. In Venezia sostenendo le parti della Chiesa, e della Autorità Pontificia a favore dell’Interdetto fulminato da PAOLO V contro della repubblica incontrò vari disagi, e fu con villanie posto tra ferri, se non che giunta all’orecchie del zelante Pontefice la fama della di lui santità, e fervore appostolico, aggiustate, e composte le cose, fu dal medesimo onorato, e graduato col decoroso posto di suo Penitenziero in quelle parti con ampia facoltà di rilassare, ed assolvere chiunque da qualsisia Sentenza, e Censura Ecclesiastica senza limitazione di luogo, di tempo, e di persone: Morendo, nell’atto stesso, che spirò, segnò col deto una Immagine del Crocefisso appesa alla sua Camera, e tosto spirato comparve in candida veste ad un Vecchio per nome Giambattista Pilceo, che non avea ancora intesa la di lui morte, ed interrogollo se volea qualche cosa dal Paradiso. Fu sepolto nella Chiesa di San Spirito in Genova l’Anno 1635. Archiv. Mediol. Sancti Petri Monfort.


D. AGOSTINO TORTORA Ferrarese fioritissimo in ogni genere di sapere, famosissimo Predicatore, profondissimo teologo; Nelle Catedrali di Brescia, di Vicenza, di Alessandria, promosse il culto degli Angeli Custodi, e particolarmente in Genova nel Collegio di santo Spirito nel Sobborgo, ove fece erigere un vago Oratorio, con la indizione di una pubblica Processione, e con la composizione dell’Uffizio al di loro onore. Predicando in Vicenza nella Quaresima si unì all’applauso la venerazione del suo Zelo Appostolico acclamato dagli stessi nostri malevoli,, che ascoltandolo ripeteano: Numquam audivimus Hominem talia loquentem. Ecclesiaste in Salò era onorato da Santo, toccandogli altri per divozione le Vesti, altri strappandogliene de’ pezzettini d’indosso per Reliquia, a cui l’umile Sacerdote dicea, e ridicea: Nolite me tangere, neque Vestes abscindere, quia Homo peccator sum. Fu eletto Proposto Generale de’ Somaschi, e della Dottrina Cristiana in Franza nel 1619, e scrisse, oltre un altro Opuscolo: De fiducia in Deum, la Storia in Lingua latina del venerabile Servo di Dio GIROLAMO MIANI con uno stile così elegante, e sentimentoso, che per certo non ha, che invidiare alla elocuzione de’ più antichi Oratori. Morì prima di compiere il suo generalato in Salò l’Anno 1621 nel mese di Novembre con fama di santità. Dominic. Blanc. In cit. Opusc. Vulgo Giardinetto, quod asservat. in Tabul. Monfort. Sancti Petri Mediolani.


D. PIETRO PAZMANI UNGARO DI VARADINO passati vari anni nella Compagnia di Gesù, vestì poi l’Abito de’ Somaschi per concessione di PAOLO V, indi senza l’interstizio di un’Anno per Pontifizio Indulto professò: Fu grande la festa, in cui si pose la Congregazione per l’acquisto di sì grande Uomo sottile Teologo, profondo Dommatico, ed eccellente Oratore; ma fu maggiore il cordoglio in vederselo tosto rapire, quando MATTIA AUGUSTO IMPERADORE per provvedere l’Ungaria di un valevole sostegno alla Fede Cattolica vacillante in quel Regno lo chiese al suddetto Pontefice per Arcivescovo di Strigonia. Fatto Arcivescovo operò molto col senno, e con la mano alla santificazione dell’Ungaria, ed alo stabilimento della Religione in quelle Provincie. URBANO VIII nell’Anno 1629 li 19 di Novembre lo vestì della Porpora Cardinalizia alle preghiere dell’IMPERADORE FERDINANDO Secondo, li gran Volumi dati alle Stampe eternano il suo nome, passò in Possonia a miglior vita nel 1637 li 19 del mese di Marzo, di età d’Anni 67. Crescentius in suo Praesid. Roman. Lib. 2 narrat. I num 24, item narrat. 2 num. 24 ubi memorat eius transitum ad Somaschos, de quo extat Auhog. in Arch. Proc. Gener. Romae.


D. PIETRO PORRO nobile COMASCO camminò le vie del Signore con passi di Gigante alla religiosa perfezione, per cui comprendere basta dire essere stato Novizio di quel gran Maestro di spirito il Venerabile Padre EVANGELISTA DORATI CREMONESE. Resse per più anni, cioè dal 1614 fino al 1627 il Collegio di san Geroldo in Cremona, alla Chiesa di cui fece molti vantaggi, ed al Collegio accrebbe molti proventi. Fu eletto Proposto generale nel 1628 ed a lui li Sacerdoti Sebbastiano Scoglia, e Stefano Agnesio dedicarono la Vita del venerabile GIROLAMO MIANI Fondatore scritta dal Padre Agostino Tortora, e fu ben giusto, che fosse vindice, e difensore delle di lui gloriose gesta chi era costituito nel di lui Istituto Vicario della sua autorità per la emulazione della virtù. Non compiè la triennale sua Prelatura morendo nel 1630, testimoniandoci per avventura la di lui morte l’ulteriore suo vivere in Terra, ingiurioso al merito della sua pietà, ed al premio dovuto alle sue vittorie in Cielo. Dopo il suo transito in veste bianca accompagnato da vari Religiosi somigliantemente coperti, e vestiti comparve al Venerabile Padre ROCCO REDI di Como memorabile per la santità della vita tra Noi, che gravemente infermo giacea nel letto, e dopo non brieve discorso con esso lui delle cose celesti disparve, lasciando il Redi sereno nel volto, e tutto giulivo nel Cuore. Fu sepolto nella Chiesa di santa Lucia in Cremona con decoroso Funerale. Vid. Att. Colleg. D. Luciae, et D. Geroldi.


D. TOMMASO MALLONO nobile Vicentino dal venerabile EVANGELISTA DORATI Proposto Generale, fu ammesso alla Religione Somasca nel 1593, poiché fu Lettore dell’Oratoria in Roma, di Filosofia in Pavia, di Teologia in Milano, propose dalla Catedra di Genova, ove insegnò la Sacra Scolastica, mille Teoremi teologici da discutersi, e propugnarsi in campo aperto per un triduo nella Chiesa della Maddalena col titolo: Mille Olypei pendent ex ea omnis armatura fortium. In vari Collegi, e li più cospicui sostenne la Carica del Preposto, e in Venezia, in Milano, in Vercelli, in Alessandria, ed in Lugano fu udito a predicare con grido. Consultore in più Sacre Congregazioni di Roma, fu fatto salire nel 1628 sulla sedia Vescovile di Sebenico da URBANO VIII, che fattolo esaminare alla sua presenza in ogni genere di Scienza uscì in questo encomio co’ Cardinali, e Prelati, che lo avevano esaminato: Utinam ubique tales Episcopos haberemus. Fu consagrato Vescovo nella Cappella Pontifizia dal Cardinale di Sant’Onofrio ANTONIO BARBERINI, e dopo sei mesi circa, cioè nel 1634 fu traslato dal medesimo Pontefice alla Chiesa di Belluno. Morì nell’anno 1649 li 11 del mese di Febbraio degnissimo di vita più lunga a benefizio de’ suoi Diecesani. Ughel. Ital. Sac.

D. LUIGI MARCELLO patrizio veneziano dalla Prepositura della Casa professa di Venezia fu assonto nell’anno 1635 da URBANO VIII al Vescovado di Sebenico, e per anni tredici maneggiò quel Sacro Pastorale con tutto l’applauso della sua Republica, e con insigne contentezza della Religione Cattolica. Corse nel 1647 un tempo molto molesto a’ Veneziani invasi da’ Turchi nella parti limitrofe della Dalmazia, Sebenico capitale della sua Diocese fu assediata così ferocemente, che non avea speranza di scampo, pieno di fede, di coraggio, e di fortezza il buon Pastore per onore di Dio, e difesa del suo Ovile con una Truppa de’ più zelanti, che lo seguirono, Duce, e Padre con doppia spada della pietà, e della fortezza inalberato il Crocefisso andò incontro agli Infedeli, li sbaragliò gli intimorì, li pose in fuga. Questo cristiano, e pastorale coraggio giunto al Trono di Innocenzo X in premio del suo valore lo trasferì alla Chiesa più pingue di Pola nell’Istria l’anno 1648 e vi sedé altri anni tredici, nel fine de’ quali portatosi in Roma, ad Limina, ivi nell’Anno 1661 li 17 del mese di Luglio lasciò la spoglia mortale in età d’anni 65 e su sepolto nella Chiesa di santa Maria detta sub marmoreo lapide, Mere. In suo Diction. Histor. Lit. A, che rapporta l’Epitafio posto al di lui Sepolcro vdlt.
D. O. M.
ALIYSIO MARCELLO E CONG. SOMASCA
AD EPISCOPAT. SIBENICENS.
DEINDE POLENSEM ASSUMPTO
VIRO FIDEI PROPAGANDAE
ARDORE, INNOCENTIA, ET FORTITUDINE
ANIMI PRAECLARISSIMO,
QUI AN. 1647 IN SIBENICENSI OBSIDIONE
PASTORIS PARTES, ET DUCIS
PIE SIMUL, ET FORTITER EXPLEVIT,
ROMAE
DUM SACRA LIMINA VENERARETUR
EXTINCTO AN. SALUTIS 1661
AETATIS VERO 65
FRANCISCUS BARTIROMA
VICENTINUS
ARCHIDIACONUS POLENSIS,
EJUSQUE
VICARIUS GENERALIS
POSUIT.

D. DESIDERIO CORNALBA Lodigiano Sogetto di vastissima erudizione i di cui giorni si contarono sempre pieni di merito, e di studio, fu spedito dal Padre Generale Tortora, a Tortona per piantarvi i fondamenti di un nuovo Collegio, che con le sue industrie, collette, e limosine si ridusse alla perfezione: colla scala de’ meriti salì a’ posti onorifici nella Congregazione, e finalmente al più sublime di Proposto Generale di Somasca, e della Dottrina Cristiana in Franza per lo spazio di un sessennio dal 1632 in avvante, nella qual dignità come fu profittevole a se con l’uso della modestia, della innocenza, e della pietà, altrettanto agli altri con il consiglio, con l’esempio, e con la vigilanza. Ex adnotation. P. Semen. In Archiv. S. Petri Monfort. Mediol.

D. COSTANTINO DE ROSSI di Salamino in Cipro da’ primi anni entrato nella Congregazione gradatamente per mezzo di indefesse fatiche fu sommamente scienziato, di spirito Appostolico adorno, più. e più volte predicò nell’intero corso delle Quaresime, così acre ne’ vizi, che mai sedotto dalla prudenza della carne, e dalle umane ragioni, persisté sempre nello zelo di Dio, e nella coltura delle cristiane osservanze; l’anno antecedente al contaggio di Milano, che fu il 1630, salì il pulpito di quella Metropolitana nel Quaresimale digiuno, e vi predicò con tale facondia, e con tal garbo d’azione, che il cardinale Arcivescovo FEDERIGO BORROMEO ne concepì tanto diletto in udirlo, e tanta ammirazione che pubblicamente protestò di non avere giammai ascoltato un Oratore e più facondo, e più fervoroso e neppure un più erudito nelle Sacre Scritture, del Padre Costantino. Questo è quel gran Cardinale BORROMEO nipote di San Carlo, che fatta fabbricare la Biblioteca Ambrosiana ornandola di alcuni Fondatori Santi, tra questi diede luogo al Ritratto del Venerabile GIROLAMO MIANI col titolo di BEATO. L’onorevol fama pertanto del Padre Costantino divulgatasi per l’Italia arrivò alla Sede Apostolica, e nell’Anno 1634 fu creato Vescovo del Zante, e Cefalonia da URBANO VIII, e dopo cinque anni dal medesimo Pontefice fu traslato alla Chies apiù opulenta di Veglia. Crescent. in Praesid. Rom. Lib.2

D. FRANCESCO TONTOLO SIPONTINO Consultore, e Qualificatore dell’universale Sacra Inquisizione Romana, Censore de’ Libri nella Sacra Congregazione dell’Indice; Teologo fu nel sapere, e nella Dottrina a niuno secondo. URBANO VIII, riconoscendolo degno della Pontifizia liberalità lo fece ordinare Vescovo d’Ischia nel giorno 15 di Gennaio del 1638, e da questo grado confermò incontanente le Sinodali Costituzioni del suo Predecessore, con l’aggionta di molti, e nuovi provvedimenti. Governò quella Diocese per lo spazio di venticinque anni, e nel 1663 passò a miglior vita ritrovandosi in Napoli per un colpo d’appoplesia. Fu sepolto nella nostra Chiesa de’ SS. Demetrio e Bonifacio lasciando un’invidiabile ricordanza di se nel cuore d’ognuno. Ughell. Ital. Sacra.

D. PAOLO MARIA SPINOLA Nobile Genovese professò i voti solenni nella Religione sotto il 1636, riuscì Predicatore esimio, Professore de’ Sacri Canoni, Teologo eletto dal Cardinale DONGHI. Commessigli vari affari tra la Corte di Roma, e quella di Spagna vertenti, li ridusse alla prosperità con tale destrezza, e circospezione di maneggio, che non solo Roma ebbe ad ammirare la sua condotta, ma ben anco la Spagna a premiare la sua virtù, ed a commendare la sua grandezza. Se non che amplificandosi di giorno in giorno la fama delle sue riguardevoli prerogative, non volle neppure il Papa ALESSANDRO VII lasciar impremiato il merito di Sogetto così accreditato, lo elesse però Vescovo di Sagona, o sia d’Aleria in Corsica, e fu consagrato nel mese di Dicembre dell’Anno 1657, Sedé in quella Sedia Vescovile mesi otto, e morì in Genova nel mese d’Agosto del 1658, alla cui Immagine si legge apposta questa seguente Iscrizione:
P. D. PAULUS MARIA SPINULA GENUENSIS,
MORUM CANDORE VERIUS,
QUAM ORIS ANGELUS,
MATURITATE SUPRA AETATEM,
INNOCENTIA SUPRA FIDEM PRAEDITUS,
SAGONENSIS ECCLESIAE SEDEM OBTINUIT
SED FOELICITATIS, QUAM SPONDERAT
PASTORIS VIRTUS OVIBUS,
PRAEPOPERA MORS AERAM INTERCIDIT.
De eo meminit Laur. Longus in Nomenclatura Hierarchiae Ecclesiasticae pag. 26, item in Summ. Tabul. Theolog. Pag. 745 et ego in Sillab. Meo M:S: lit. P.


D. VITTORE CAPELLO nobile Veneziano dalla rarità de’ suoi talenti lodatissimo professò nell’Anno 1607 dal qual Anno fino al 1633 fu esercitato nelle Scuole Professore delle Scienze, e nelle Cariche Procuratore Generale, e Generale Vicario della Congregazione Somasca, riverberò in Roma agli occhi di Papa URBANO VIII la luce del di lui merito, e della di lui virtù, e tosto fu fatto Vescovo di Famagosta sul suddetto Anno 1633, indefesso nel serviggio della sua Chiesa, illustrato dalla vampe sempre ardenti della sua carità verso Dio, e verso i Poveri della Diocesi per conseguire la mercede delle sue esemplarissime operazioni volò al Cielo nel 1648 di età di Anni 60, alla di cui Immagine si legge la seguente Iscrizione:
D. O . M.
P. D. VICTOR CAPELLUS
PATRITIUS VENETUS,
MAGNIS INTER NOS, LABORIBUS,
ET HONORIBUS FUNCTUS,
EX PROCURATORE GENERALI
AD SALAMINIS ECCLESIAM
EPISCOPUS ASSUMITUR,
SUI SEMPER VICTOR
TANTI MENSURAM NOMINIS IMPLET.


D. GABRIELE BROCCHIO di Casale in Monferrato Fratello di quel divotissimo Uomo Padre D. BARTOLOMMEO, che anch’esso nella Congregazione visse da santo, e morì da santo, fu un angelo di purità, un martire di penitenze, e mortificazioni, e per l’abiezione di se medesimo il primogenito della umiltà. Tuttocché Superiore non v’avea e dentro, e fuori del chiostro cosa di più abietto, di più vile, di più umile, che Ei non bramasse di fare, e non facesse, lavare i vasi, purgare dalle immondezze gli Orfani, servire di garzone a’ Maestri di muro, impastare il pane co’ prestinari, rappezzare i dimestici, spazzare le officine, caricarsi di legna a servizio della cucina, era tutto in conto delle sue delizie, dopo più ore spese del giorno in contemplazioni, discipline, e lezioni di Spirito. Più volte a piene voci unite alle più strepitose del segnalato suo merito fu nominato alla dignità di Generale, ed altrettante volte la ricusò con singolare dispiacere degli elettori, e di quando in quando sforzato dalla ubbidienza a sottomettersi alla reggenza locale di qualche Collegio, o Luogo pio, non si può esprimere come indefessamente abbia travagliato sollerte agricoltore nella vigna del Signore. In Vercelli, ove si ritrovava Rettore de’ poveri orfanelli sostenne l’ultima sua malattia per cinquanta giorni di letto con tale pazienza, e serenità d’animo come se tra le delizie fosse stato agiato il suo corpo; avvicinandosi il tempo del suo passaggio al cielo, premonì gli astanti a ricordargli nelle sue agonie di MARIA, avendo nudrito sempre un tenerissimo amore verso di Lei, e finalmente ricchissimo di operazioni degnissime del Paradiso, chiuse i suoi giorni in quel luogo pio non senza odore di santità l’anno 1618. Suo fratello il Padre D. Bartolomeo, che risiedeva in Somasca, ritrovandosi in Coro con gli altri religiosi a meditare per un mezzo d’ora secondo l’uso, quasi risvegliato dal sonno con voce flebile, e dolente, battendo una mano con l’altra lor disse: Fili, orate Psalmum Deprofundis, Pater D. Gabriel Frater meus Vercellis, nunc, nunc mortuus est, commendemus eum Deo. Dopo tre giorni giunsero colà da Vercelli le lettere circolari d’avviso, e significavano esser morto in tal ora, che fu quella stessa, nella quale aveali anticipatamente preavvisati il Padre D. Bartolomeo della morte di suo Fratello. De eo Crescent. lib 2 Praesid. Rom. Archiv. Mediol. D. Petri Monfort.


D. GIACOMO CANEPA genovese professò l’Istituto di Somasca sin dall’anno 1585 addì 25 di novembre potea dirsi un cristiano Diogene spregiatore del mondo, avendo spreggiata ogni cosa del mondo. Fu senza fasto, sebbene non fu senza scienza. In Roma fu lettore di Filosofia, ed altrove Predicatore evangelizzando senza frasi, senza ornamenti, senza eleganza di stile il nudo Crocifisso Signore. Maestro de’ Novizi in Somasca ricordevole del conseglio vangelico, Vade, et recumbe in novissimo loco alla mensa sedea ne’ banchi de’ Novizi, e giammai in quelli de’ Sacerdoti, anzi Vocale, e Seniore adossossi il peso di leggere alle refezioni de’ Religiosi tanto alla sera, quanto al mezzodì; in verun tempo volle essere superiore, tuttocché fosse stimolato ad esserlo; i suoi viaggi erano confortati talvolta da pigro Asinello, di cui per lo più si serviva per il solo trasporto de’ suoi libri. Con singolar divozione celebrava all’altare, e con tanta veemenza d’affetto, e di venerazione, che sembrava estatico nel celebrare. Per dono speciale, e celeste scopriva l’interno de’ cuori, e rivelava a tutti i lor moti, i loro pensieri, le loro affezioni, quali avrebbono voluto affatto nascose. A lui erano carissime quelle vesti, che erano più lacere, si copriva di quelle, che altri già aveano dismesse, né mai in tutto il corso della sua vita vestinne una nuova. Macerava frequentemente il suo corpo con digiuni, cilici, e fatiche anche coloniche; prontissimo alla cura degli orfani, al servizio de’ poveri, godeva d’essere deriso, vilipeso, ed ingiuriato, e provocava contra se gl’insulti e le beffe con detti studiati da folle, e con atti, e gesti da scimonito. Non ebbe alcuna passione per i suoi congiunti, ripetendo frequentemente inglorium religioso esse si parentes amaret. Con tali, e somiglianti altri atti di mortificazione, di abbassamento, di cristiana perfezione depose la spoglia mortale in Somasca, e passò all’eterna felicità avendo riempiuta la Congregazione di santissima edificazione. Ex Archiv. Mediol. Sancti Petri Monfort


D. GIAMPIERO GARDONE della Riviera di Salò, nato l’anno 1575 ammesso che fu nella Congregazione fiorì in ogni genere di virtù, ma nell’umiltà, e nella penitenza fu ammirevole, quanto compassionevole verso il prossimo, altrettanto crudele contro se stesso, tormentandosi co’ cilici, e disciplinandosi con catene. Le notti passava sopra nudo terreno, o sopra paglie, li giorni in digiuni, ed orazioni ripetendo corpus meum rebellans castigo, et in servitium redigo. Assiduo nel confessare istruiva, e spingea all’acquisto della santità chi che sia con le orazioni, coll’esercizio delle opere pie, e con gli esempi, e sovente puniva in se i peccati, che ascoltava. Nell’anno 1625, di età d’anni 50 compì il corso di questa vita mortale alli 18 del mese di Dicembre in Milano, nel qual giorno la beatissima Vergine visibilmente gli apparve per tre volte a consolarlo nel suo transito, testificando nello stesso tempo la di lui purità di mente, e di corpo, e dandogli una ferma caparra della di lui eterna salute. Ex Archiv. D. Petri in Monfort. Mediol.


D. PAOLO CARRARA veneziano, alla cui gran lode basterebbe il solo suo nome, fu veramente un uomo singolare nella letteratura chiamato sovente or Enciclopedia delle scienze, or Divoratore de’ libri, or Diario della erudizione, fu in tal venerazione presso la Repubblica di Venezia, ed in tal credito, che nulla mancò fin che visse alla sua Congregazione dalla liberalità di quel Principe, e dalla generosità di que’ Patrizi, che emulavano nell’acclamarlo, e nel compiacerlo. Felicissima per certo rese la Congregazione, al cui bene impegnò ben anche le stesse sue ceneri dopo morte essendosi acquistata dalla Religione Somasca la Basilica di Santa Maria della Salute per pubblico decreto del Senato in Venezia a contemplazione dei di lui gran meriti, e per opera delle di lui industrie usate in mentre vivea. Nell’anno 1638 fu Proposto Generale dlela Congregazione Somasca e della Dottrina Cristiana in Franza, ed essendo stato alzato per altre due volte al medesimo grado, cioè nel 1650, e nel 1656 ha fatto provare per ben tre volte felice, e profittevole la sua reggenza a’ soggetti. Scrisse molto, operò molto, insegnò molto con una continuata prosperità di successi, onde fu detto, che pochi furon più saggi di lui, niuno più fortunato di lui, tra le altre sue composizioni ci assicura il Crescenzio nel suo Presid. Rom. Li 2 aver dati alla luce i Comentari in Tobiam Morì in Venezia circa l’anno 1664.


D. AMBROGIO VARESE milanese collegò in se sì fortemente le doti dell’ingegno, della destrezza, e della autorità, che era chiamato il Miracolo de’ Lombardi. Al tempo prescritto adunati i Comizi generali nel 1641, concordarono sì felicemente gl’Italiani, e Franzesi, che senza induggio lo acclamarono in Preposito Generale della Congregazione Somasca, e della Dottrina Cristiana in Franza. Fu sì prudente il suo Governo, così zelante la sua reggenza, che dopo sei anni, cioè nel 1647 fu per la seconda volta fatto salire al medesimo grado con pari acclamazione, ed applauso degli Elettori, se non che appena entrò nel supremo magistrato del Chiostro, che ne uscì rapitovi dalla morte con un colpo d’appoplesia insegnandoci, che sopra la terra è caduco ciò, che risplende, e che brevissime sono in noi le consolazioni. Vide pagell. In Archiv. Sancti Petri Monfort. Mediolani.


D. AGOSTINO SOCIO da Salò fu Proposto Generale della Congregazione di Somasca, e della Dottrina Cristiana in Franza nell’anno 1644. Nel suo generalato con Breve di Innocenzo X sotto l’anno 1646 si disciolse questa unione de’ Somaschi con li Dottrinari di Franza, all’istanza de’ Franzesi forse per suggerimento della loro naturale volubilità, forse per impulso di ambizione vedendosi esclusi costantemente dal generalato per il corso di lustri sei dall’unione seguita sotto Paolo V, l’anno 1616. Partirono concordemente i Franzesi da Italia, gl’Italiani da Franza, e ciascheduno si restituì al nazionale suo chiostro. Fu uomo compiacente, amante della pace; il di lui governo non fu molto tranquillo, non lasciò però d’essere intrepido nelle borasche, e tra le molestie nello dismembramento de’ Dottrinari non perdé giammai la tranquillità del suo animo raddoppiando il suo zelo nel promuovere le regolari osservanze del Coro, degli studi, e delle meditazioni nella nostra Congregazione.


D. GIACOMO ANTONIO VALTORTA milanese. Uomo così guardingo nel suo parlare, così circospetto nel suo risolvere, così regolato nel suo operare, che Figlio della prudenza medesima detto sarebbesi. Più fiate Proposto locale in san Pietro di Monforto in Milano ampliò quel collegio con doppia edificazione, non avendo permesso corresse un momento de’ suoi governi, che non fosse o beneficio alla morale, o vantaggioso alle facoltà, ripetendo frequentemente: Superior presit, et prosit. Di grado in grado salì al supremo della Congregazione, e fu Proposto Generale del 1648. Carica, ch’Ei esercitò con quanto merito nel conseguirla con altrettanto applauso nel sostenerla. Avvanzato d’anni morì in Milano nell’anno 1668 li 19 di Novembre.


D. AGOSTINO UBALDINO senese, la di cui nobiltà non fu inferiore alla chiarezza della sua mente. Professore in Roma delle Sacre Dottrine fu sottile all’applauso, ed erudito alla maraviglia; li Cardinali unendosi con le loro alle acclamazioni communi lo dichiararon più volte nelle pubbliche virtuose comparse degno di porpora con posarvi frequenti la loro beretta cardinalizia sul capo. Il Papa Innocenzo X facea leggi di pubblico regolamento le di lui private consultazioni, ed a lui mandava per il conseglio nelle cause, e controversie le più spinose, che si agitavano nel sacro foro. Lo pubblicò Arcivescovo d’Avignone nell’anno 1648 sebbene non salì su quella Sedia così decorosa morto pochi giorni dopo, dalla sua pubblicazione con sommo rincrescimento del santo Pontefice, che lo avea promosso. Crescent. in Praesid. Rom. Lib. 2 num. 24.


D. AGOSTINO GUAZZONI di famiglia illustre di Lodi, che al secolo chiamossi Baldassare, sogetto di gran merito, e di singolari qualità, negli affari accorto, e prosperoso, fu Ambasciadore della Corona di Spagna nelle rotture coll’Imperio presso il Serenissimo di Mantova. Nel ministero accoppiò sagacità, e sollerzia, fedeltà e destrezza, felicissimo ne’ successi, riuscendogli la speranza del cimento sempre inferiore alla gloria della riuscita, e quel, ch’è più notevole, fra l’orrore dell’armi, tra gli affari militari non iscolorì in un punto la chiarezza delle costumata sua vita, né alterò in verun modo il tenore della sua religiosa composizione. Per rammentare tutto in brieve soggiungo ciò, che sillabicamente ho trascritto da un manoscritto antico, che conservasi dal nobilissimo uomo D. Luigi Silva patrizio Lodigiano, e poeta eruditissimo: Balthassar Filius Jacobi Antonii Congregationis Regularis Somaschensis vocatus P. D. Augustinus, votis solemni professione Genuae susceptis, in Gallia Philosophiae, Romae Theologiae operam dedit: Brixiae deinde Rethoricam publice docuit, tum Papiae Philosophiam, Mediolani Theologiam cum praecellentis ingenii laude est interpretatus; Sancti Petri in Monforto Mediolani cum Praepositi titulo regimini destinatus. Comitiorum generalium electus est in Vocalem; deinde Cremonam missus insigni collegio Sanctae Luciae praeficitur, ubi inter primarios religionis moderatores adnumeratus est. In ea civitate, et integritatis et doctrinae singulari opinione collecta, sanctae Inquisitionis consultor renuntiatur. Vir omnium scientiarum genere insignis, multarum linguarum instructus, cuius agendi dexsteritate et virtutum fama ductus Marchio Aloisius Ranavidius Mediolani gubernator, dignum existimavit, quem pro catholica maiestate apud serenissimum Mantuae ducem oratorem destinaret.
Morì in Casale di Monferrato in età d’anni 63, nel sessantesimo nono del decimo sesto secolo, e fu sepolto nella catedrale sopra sontuoso catafalco allumato splendidamente, con concorso numeroso di Militari, di Nobili, e di Ecclesiastici, frapposto nella gran Messa un facondissimo Panegirico sopra le di lui lodi, e virtù, e con tal pompa furono cantate le Esequie, che maggiore per certo non sarebbero state, se al monarca delle Spagne, di cui era Ambasciatore celebrati si fossero i funerali. Ex regestis Defunct. Eccles. Cathedr. Casalensis sub an. 1669 in cui resta succintamente notato quanto segue:
REVERENDISSIMUS PATER
D. AUGUSTINUS GUAZZONUS
NOBILIS CIVIS LAUDENDIS,
SACERDOS RELIGIONIS COLLEGII SOMASCH.
PRAEFECTUS,
AC PRO REGIA MAJESTATE CATHOLICA
RESIDENS
IN HAC URBE CASALI,
QUI VIXIT
AD HISPANIORUM DESIDERIUM PARUM,
AD RES GESTAS SATIS,
AD BONORUM OPERUM MEMORIAM SEMPER,
ANNORUM 63
APOPLEXIAE MORBO CORREPTUS
TANDEM MORTEM OBIVIT
NONO KALENDAS FEBRUARII ANNO 1669,
CUJUS CADAVER INB CATHEDRALI
PIE, ET SPLENDIDE SEPULTUM EST,
IN CANONICORUM SEPULCRO.


D. GIROLAMO GALLIANO pavese di nobil sangue, ma nobilissimo per la sua letteratura, nelle celebre Accademia degli Affidati a niuno secondo tanto in prosa, quanto in versi, da giovane fu interprete de’ Rettorici, poi de’ Filosofi, s’applicò allo studio de’ SS. Padri, e delle Sacre Scritture, e fu predicatore di alto zelo; andò comandato dalla Superiorità Ecclesiastica a’ Svizzeri per combattere, e sterminare vari errori, che tra loro s’erano disseminati, e con gli esempli della sua morigeratissima vita, e con l’efficacia della sua dottrinale concertazione li ridusse alla conversione, e gli stabilì nei Dommi della Cattolica Religione essendo stato onorato da Roma colle testimoniali di Difensore, e Propugnatore della Fede. Servì alla santa Inquisizione di Pavia per quaranta e più anni col grado di Consultore, ed ivi furono insigni le prove del suo zelo, e della sua dottrina. Per ben tre volte i Comizi generali, cioè nel 1653, 1659, 1668, lo costituirono Preposito di tutta la Congregazione, quale governò tenacissimo della regolare osservanza per nove anni interpollatamente indefesso nelle fatiche, e pronto alle operazioni, ed all’impegni. Nel secondo triennio del suo generalato, cioè nel 16661, su supplicato, senza suo piacere al Papa Alessandro VII, perché la Congregazione di Somasca si dividesse in Provincie, indi spettassero a ciascheduna di esse ordinatamente per un triennio le cariche di Preposito generale, di Vicario generale, e di Procuratore generale, e tanto s’ottenne sotto il detto anno li 23 di Dicembre, come consta dalle Prammatiche Papali, che hanno non poco variata la polizia del nostro Governo. L’ambizione in quei tempi, e la prepotenza de’ Lombardi diedero l’impulso a quella division di Provincie, ed a questa economica distribuzione delle suddette cariche con intera soddisfazione di chi ha la voce attiva per conferirle, e la passiva per ottenerle nell’anno 1637. Uomo ornato di meriti, di onori, di autorità lasciò in Pavia nella Chiesa di san Maiolo le spoglie mortali del suo corpo dopo averla arrichita di sacri arredi, ed il collegio di nobile amplificazione.


D. ALESSANDRO CRESCENZIO della gran famiglia Crescenzia romana, che ha per così dire in retaggio le Porpore, fin da giovanetto unì nell’animo suo l’esercizio della Pietà con quel delle Lettere, vestito l’abito di Somasca profittò tanto nella virtù, e nel merito, che fu Provinciale, onorato anche prima d’altri gradi nella Religione, indi promosso da Urbano VIII a più cattedre Vescovili succedevolmente nel Regno di Napoli, fu da Innocenzo X trasferito al Vescovato di Bitonto nell’anno 1653 alli 6 del mese di Ottobre, che governò fino all’anno 1668 entro qual tempo sedé Nunzio ordinario al Serenissimo Di Savoia, indi esercitò la carica di Inquisitore per qualche tempo in Napoli. Rassegnato il Vescovato di Bitonto in mano del Papa fu da Clemente X condecorato del Patriarcato di Alessandria nell’anno 1671 ali 10 del mese di Gennaio. Finalmente sublimato alla Prefettura della Camera Appostolica fu dal detto Pontefice Clemente X medesimamente poi ascritto, ed annoverato tra Cardinali nell’anno 1675 alli 27 del mese di maggio col titolo di santa Prisca. Presedé alle città di Loreto, e Recanate per un sessennio sino all’anno 1682 travagliando unitamente per il culto di Dio, e per l’avvantaggio di quelle Chiese. Restituitosi in Roma, dopo altri sei anni di vita mortale, cioè nell’anno 1688 con quella fama di santità con cui era vivuto Vescovo in Bitonto, morì Cardinale in Roma. Egli fu figliuolo di Giambattista Crescenzio, ed Anna de’ Massimi, e nipote del rinomatissimo Cardinale Pietro Paolo Crescenzio. De eo Ughel. Ital. Sacr.


D. PIETROFRANCESCO MOJA, milanese prestantissimo Oratore nella Congregazione somasca, nello impiego di Visitatore a niuno secondo, nel zelo della disciplina regolare a tutti primo. Fu Consultore nella Santa Inquisizione di Como, Lettore in Roma di teologia, immitò l’Aquila sua gentilizia penetrando senza pena gli arcani teologici, e fissando le pupille delle sua mente nel sole delle divine verità. Alessandro VII fu mecenate degli studi suoi, e delle sapientissime sue azioni, e l’onorò colla mitra di Telese in terra di lavoro l’anno 1659, cui avendo servito sollerte pastore fino all’anno 1675 partì di questa vita con tenerissimo affetto vero il suo gregge. Ughel Ital. Sacr.


D. GIROLAMO DE ROSSI romano dopo la divisione della Congregazione Somasca in Provincie, e dopo la distribuzione del generalato per torno, ordinata e prescritta da papa Alessandro VII, alli 23 del mese di Dicembre dell’anno 1661, fu creato primo Preposito Generale per la Provincia Romana nell’anno 1662, se non ebbe molto tranquillo il governo, attese le malcontentezze, che nascono d’ordinario dalle novità introdotte ne’ reggimenti, l’ebbe assai più glorioso, avendo da Romano incontrato le contrarietà, e da Romano sofferte, e da Romano superate, giacché agere et pati fortia Romanum est. Sin da giovanetto dié chiari segni di questa sua fortezza d’animo, perché chiamato alla Religione, seppe sprezzare le lusinghe e carezze dei genitori, e per rendersi Religioso non si licenziò da sua padre, ma si fuggì. Prima d’essere Generale fu ornato nella Congregazione di altri vari titoli, ed in ogn’una carica, che lodevolmente coprì, si fece conoscere esempio di pietà, e di edificazione, dotto egualmente che pio. Egli è quegli, che adunate tutte le Costituzioni Papali, Bolle, Indulti, Diplomi, e Privilegi Pontifici spettanti alla Congregazione di Somasca ristretti in pieno volume, accresciuto di Sommari, ed Indici, lo divulgò l’anno 1665 nelle stampe di Venezia. Morì in Pavia nell’anno 1670. De eo Mandos, in Biblioth. Rom. Tom 1.


D. BONIFAZIO ALBANI nobile Bergomate salì vari gradi d’onore nella Congregazione Procuratore Generale e Preposto Generale nell’anno 1665 e senza intervallo, sul fine del suo Generalato fu di Alessandro VII nominato Arcivescovo di Spalatro Primate della Dalmazia e Croazia, e consagrato sotto Clemente IX nel mese di Giugno dell’anno 1668, e per lo spazio d’anni dieci travagliò a profitto di quel gregge. Morì nell’anno 1678 lasciando nella memoria degli Uomini l’immagine degli suoi santissimi esempli, ala di cui ritratto si legge il seguente espressivo laconismo:
P. D. BONIFACIUIS ALBANI BERGOMAS
EX PRAEPOSITO GENERALI
ARCHIEPISCOPUS SPALATENSIS
CREATUR,
NIL DUBITANTE
PONTIFICE OPTIMO MAXIMO
QUIN ECCLESIAE DEI
DILIGENTIAM HABERET,
QUI LAUDABILITER ADEO, DOMUI SUAE
HOC EST
SUAE CONGREGATIONIS PRAEFUERAT.
Ughel. Ital. Sacr.


D. STEFANO SPINOLA di un intelletto mostruoso, nella Biblioteca Aprosiana, vien scritto, che nella età di anni 12 avea corsi gli studi delle Scolastiche, e che si dilettava ben anco di Muse latine, et italiane, e che i suoi metri si leggono ancor oggi presso il Minozio in un opuscolo intitolato: Libidini dell’ingegno per testimonianza del Cinelli nella sua Biblioteca Volante. In Genova sua patria fu Lettore delle Morale Filosofia nella Università Grimalda; in Roma Qualificatore della santa Inquisizione, Consultore della sacra Congregazione dell’Indice, e nel Collegio de propaganda Fide Prefetto generale degli Studi. Proposito nel collegio di san Biaggio in Monte Citorio, ove ora vi è la gran Curia Innocenziana. Fu spedito da Alessandro VII in Franza Teologo del Cardinale Flavio Ghigi, che andò Nunzio e Legato straordinario a quella Corona; ritornato da Franza fu dal detto Pontefice ornato della mitra di Savona nell’anno 1664, alli 15 del mese di Dicembre. Il detto Flavio cardinale Ghigi, che fu uno degli suoi Esaminatori per Vescovado ebbe a dire al Papa esaminato che fu: Romanam Curiam ob Spinulae obsentiam detrimentum passuram. Resse quella Chiesa circa anni 18, e vi morì nell’anno 1682. Il Caramuele in Prodromo ad suam Dialexim de non certitudine tab. 3 num. 55 et 69 chiama lo Spinola Doctissimum, et eruditissimum: E parimenti in altro luogo p. 2 a.6 dice: Stephanus Spinola Savonensis Episcopus ex Congregatione de Somasca Virorum illustrium Matre, et Altrice assumptus, doctissimum Librum in Moralibus edidit, quem libenter, et utiliter legi. De eo etiam Oldoin in Athenao Ligustico, et Sopranis, in Syllab. suis.


D. FRANCESCO CAMILLO DE MARI genovese, esempio della regolar disciplina, ed esemplare di un Sacro Oratore, dall’insigne sua nascita, e dallo spettevole suo ingegno ebbe ripetuti impulsi alla virtù, ed alle opere grandi. Essendo Maestro di teologia in Roma, Papa Alessandro VII, nell’anno 1664 alli 23 del mese di Giugno lo fece Pastore nel Vescovato di Nebbio in Corsica, e vi sedé sett’anni spogliatosi di questa salma mortale nel mese di Luglio dell’anno 1671, alla cui Immagine si legge la seguente Epigrafe:
P. D. CAMILLUS DE MARI
GENUENSIS,
CLERICUS REGULARIS SOMASCUS
EXEMPLARI RELIGIOSAE DISCIPLINAE
OBSERVANTIA
SACRA ELOQUENTIA
SPECTABILIS,
PASTOR NEBBIENSIBUS
DATUS EST.
OVES CHRISTI PASTURUS VERBO,
RECTURUS EXEMPLO,
UTPOTE POTENS OPERE,
ET SERMONE.

D. FILIPPO SPINOLA dell’ordine patrizio di Genova, chiaro per la dottrina, ed erudizione fece la sua dimora per più anni in Napoli, ove non tanto a nostri, che a studiosi secolari insegnò le Filosofiche facoltà con applauso de’ Circoli, e soddisfazione de’ Mecenati. Vivea in quel tempo Giulio Spinola Arcivescovo di Laodicea, Nunzio Apostolico di quel Regno, a cui egli era carissimo, ed a cui dedicò nell’anno 1660 un suo libro di Filosofia Razionale. Passò poi a Roma nel Collegio Clementino, ove fu professore di Teologia, e Qualificatore nella santa universale Inquisizione Romana. Il di lui Padre l’eccellentissimo Filippo Spinola de’ Marchesi di Arquata, che circa quel tempo governava Vicario il Ducato di Mantova a nome di quel Duca Gonzaga si maneggiò con il Vescovo di quella Città allora Fra Masseo Vitali da Bergamo Minore Osservante, perché cedesse il Vescovato al p. Filippo suo figliuolo, locché ottenuto, e spedite a Roma sotto Clemente X le testimoniali della Rinunzia a favore di esso, s’ebbe avviso da Roma, che nel Collegio Clementino da una morte precipitosa, ed immatura era stato tolto di vita il Rinunziatario. La morte invidiosa in tal guisa fece due colpi, alla chiesa di Mantova rapì un erudito Pastore, ed alla Congregazione Somasca un dottissimo religioso. De hoc Viro meminit Sopranis de Script. Ligusticis.


D. GIANCARLO PALLAVICINO delle primarie famiglie di Genova sua patria fu Proposto generale della Congregazione Somasca nell’anno 1671 eletto con universale compiacimento della Religione per le sue rarissime prerogative; governolla da grande alla grande con molto decoro di se, e de’ suoi. Facile ad adirarsi, ma pronto a placarsi all’uso di quella Nazione. Calori effimeri non fecero giammai sudare né la di lui morigeratezza né l’altrui tolleranza. Uomo di grande spirito fu imbarazzato dalla sua Casa Pallavicina in affari di gran rilievo, e premurosi in Ispagna, ove condottosi si trattenne per qualche tempo da Generale; sebbene abbandonata l’Italia non perdé di vista la sua Congregazione, cui fu sempre presente al costume degli Angeli colla operazione. Uomo di gran Conseglio era assediato in Genova da frequenti personaggi di governo perché regolasse a modello de’ suoi giudizi le loro pubbliche e private deliberazioni. Morì in patria l’anno 1685, ed il suo sepolcro nella Chiesa della Maddalena fu ornato di applausi, e bagnato di lacrime.
Ex Lib. Act. Coll. Januen.


D. AGOSTINO DE ANGELIS nato in Angri nel Regno di Napoli, l’anno 1606 fu uomo di tal sapere, e di tale letteratura, che non ebbe a dirsi secondo a veruno nel suo secolo. Salì nella Congregazione Somasca a vari gradi di Provinciale, di Definitore, di Rettore nel Collegio Clementino di Roma, città che per trenta sette anni lo ammirò sulle Cattedre di Filosofia, di teologia, e quel, ch’è più Professore ordinario nella sua grande Università detta della Sapienza, in cui riportò i più splendidi encomi de’ Cardinali, e gli applausi de’ Regolari più scienziati. Consultore nella sacra Congregazione dell’Indice, ivi dié segni strepitosi della vastissima sua erudizione astronomica, Cronologica, Morale, canonica, Istorica, Dommatica, e Speculativa, quale resta autorizzata da voluminosi Libri dati alla luce in tutte le succennate materie. Tutti gli scrittori della sua età divisando d’uomini grandi hanno fatto menzione di questo grand’Uomo. Nell’anno 1667, nel sessagesimo degli anni suoi fu promosso al Vescovato di Ombriatico da Clemente IX, e dopo anni quattordici di cura pastorale morì nel mese di Aprile dell’anno 1681 di età d’anni 75. De eo inter caeteros Topp. In Biblioth Neapol.


D. ANTONIO BALDO veneziano Teologo di prima sedia, e per la sottigliezza delle specolazioni, e per la estensione della erudizione congiungendo in tal guisa alla lode dell’umiltà quella della virtù e consumati più ani nelle scuole della Congregazione con invidiabile comendazione al suo nome, ritrovandosi Preposito in Padoa nel Collegio di Santa Croce, Clemente IX lo sublimò alla sedia Vescovile di Chiozza alle rive dell’Adriatico in cui sedé dieci anni circa essendo stato consagrato alli quindici del mese di Luglio dell’anno 1669, e diffonto alli otto del mese di Ottobre dell’anno 1679. Solennemente fece la Dedicazione della sua Cattedrale, ed ivi fé costruire un pulpito, che per la sua struttura, ed artifizio è una delle cose ragguardevoli e singolari in quella città, lo rese però più singolare, e riguardevole la di lui efficace, e pastorale facondia con cui frequentemente predicava al suo gregge, quale abbondantemente pascolò verbo et exemplo. Fu sepolto nella sua Chiesa presso l’altare di nostra Signora Assonta nel cielo. De eo Ughell. Ital. Sacr.


D. ANTONIO BOTTI nobile genovese di vasta letteratura, ed eloquenza ornatissimo, si è fatto udire al decoro della Congregazione più e più volte non solo sulli pulpiti, ma ancora sulle cattedre, d’onde riportandone onore, ottenne vari gradi di onori tra nostri; sembrando ciò non ostante a Clemente X esser scarse al merito del degnissimo religioso le graduazioni del chiostro, lo graduò nella Chiesa e nell’anno 1670 alli 17 del mese di Novembre lo fece ordinare Vescovo di Minori nel regno di Napoli in età d’anni 52. Buon pastore invigilò sempre al pascolo del suo gregge, ricercando tutte le vie per giovare al suo Clero, ed al suo popolo; piamente splendido dipositò in Napoli tre milla Ducati nel banco detto della Santissima Nunziata con cui si sollevasse la povertà della sua Chiesa, da qual impiego ne ricava ancor oggi un pingue sollevamento il bisogno de’ poverelli. Governò quella Chiesa per lo spazio di anni 13 e di età di anni 65 nell’anno 1683 pieno di meriti passò al Cielo. De eo Ughell. Ital. Sacr.

D. GIROLAMO DORIA delle più venerate famiglie di Genova professò nel 1648. Lettore di Sacra Teologia, e di una singolar pulitezza nel dire, celebre nelle cattedre, e ne’ rostri; ne’ maneggi destro, e prudente, e tale si fé conoscere alla corte di Roma, onde Clemente X nell’anno 1671, alli 16 del mese di Novembre lo innalzò in età di anni 39 al Vescovato di Nebbio in Corsica, quale per trent’anni continui amministrò con zelo pastorale, e con fervore ecclesiastico. Dopo questo tempo lo rassegnò liberamente in mano di Innocenzo XII, e restituitosi alla Patria, pochi anni appreso consumò questa vita mortale nel mese di Dicembre dell’anno 1703, e fu sepolto nella nostra Chiesa della Maddalena solennemente. Ughell. Ital. Sacr.

D. STEFANO COSMI veneziano rinomatissimo storico, oratore, e scolastico, quale ce lo mostrano le opere date alle stampe di Orazioni, di Storia, e di Filosofia, fu Preposto Generale nel 1674, promosse nella Religione congiunti alla pietà gli studi, ed alle cariche gli studiosi della Religione. Per essergli caro, bastava essere scienziato. In Venezia ove nacque fu pubblico Oratore, nel qual posto fruttuosamente si maneggiò, perché li PP. Gesuiti fossero richiamati negli stati della Repubblica, daddove erano partiti nell’interdetto di Paolo V, ed in una delle sue Orazioni lodò poi la pietà, e la saggia deliberazione di quel Senato per averli rimessi. Fu parimente in quella città Censore de’ libri, e Conservatore della Bolla Clementina, cariche4 d’insigne riputazione in quella Repubblica, che usa conferirle ad uomini di primo credito. Innocenzo XI nell’anno 1678 lo sublimò all’Arcivescovado di Spalatro in età di anni 48, qual resse gloriosamente per la santità degli esempi, e zelantissime operazioni circa anni trenta, nel corso de’ quali fondò, e dotò il Seminario all’educazione de’ Chierici conforme il prescritto conciliare di Trento, sudando nella celebrazione de’ Sinodi, e nelle Visite di sua Diocese, e luoghi più incolti. Nell’anno 1695 si portò in Roma ad limina, ed ivi dipose in mano del suo amicissimo Cardinale Liandro Colloredo vari scritti da se distesi intorno al Sacerdozio, e lo Impero, Scritti, che ove si fossero dati alla luce riempirebbono di ammirazione, e d’erudizione la cosa pubblica delle Lettere. Questo gran Cardinale egualmente dotto, che santo avendo oltre l’amicizia tutta la stima di questo Arcivescovo per la pienezza del suo sapere, supplicò in detto anno al Papa Innocenzo XII di ritenerlo in Roma, perché, vestito di porpora avrebbono molto profittato le Sacre Congregazioni della sua mente; ma il Papa considerandolo troppo utile, e quasi necessario alla Dalmazia per arricchirne Roma, non volle impoverirne quella Provincia, onde restituitosi alla sua Sede in età d’anni circa sessantotto morì nell’anno 1707, lasciando in contrasegno dell’affetto suo costante verso la sua Congregazione con una riguardevole Legato alla Chiesa della salute in Venezia il suo cuore, ivi collocato, e conservato con particolare riverenza. Inter caeteros de eo meminit Nazar. nel Giornale de’ Letterati.


D. GIROLAMO PRIOLI nobile veneziano in cui si presero scambievolmente la mano l’intellettuali, e morali virtù per adornarlo di meriti, fiorì tra gli applausi nella Congregazione, e risplendé tra le mitre nella Dalmazia. Clemente X l’onorò col carattere Vescovile di Lesina nell’anno 1676 ove giunto prese le dovute informazioni sopra la sua Chiesa, sovvenne tostamente a’ bisogni, bandì dalla Curia ogni ombra di sordido interesse, scielse una famiglia di esattissima disciplina, e rese se stesso un vivo esemplare d’ogni sorta di virtù. Parecchi anni la governò, e circa l’ottantesimo quarto del decimo sesto secolo volò chiarissimo di fama al cielo.


D. LUIGI DE LEMENE nobile lodigiano, a cui lode basterebbe la Agnazione col sign. Conte Dottor Delemene divotissimo, e celebratissimo Poeta nella Lombardia, ma egli è stato un pianeta ricco della luce propria senza avere mai avuto la necessità di mendicarla da altrui. Nell’anno 1677 acciò più disusamente spandesse gl’influssi benefici alla Congregazione fu elevato alla Prelatura Generale di Somasca, e nella saviezza di sua condotta, e nella consistenza del suo savio governo si dié a conoscer in ogni aspetto per pianeta non errante, ma fisso nel zelo agli avvantaggi della Congregazione, unicamente mobile nel transito dalla terra al cielo.


D. MAURIZIO BERTONI nobile torinese professò nell’anno 1656. Lettore di Sacra Teologia accrebbe i suoi preggi con l’esercizio annesso di Predicatore, nella sua meno matura età fu interprete de’ Rettorici nel Collegio Clementino di Roma, e ci persuadono aver avuto Egli un’ingegno prontissimo, ed una fioritissima facondia, le molte lucubrazioni uscite da torchi romani in mentre professava belle lettere nella cattedra oratoria di quel Collegio. Essendo egli nel quarantesimo di sua età, Innocenzo XI ad istanza di Madama reale madre di Vittorio Amedeo Duca di Savoia ancor minore, lo innalzò alla mitra di Fossano nell’anno 1678 li 28 del mese di Marzo, e sedé in quel Vescovado per lo spazio d’anni 22 passato a miglior vita nell’anno 1701. Lasciò al Collegio nostro di Fossano un’onorifico Legato, per contestare anco nella sua morte, alla Congregazione Somasca la sua figliale inalterata benivoglienza. De eo Justinian. de Script. Ligust.


D. GINNESIO MALFANTI tra illustri cittadini di Genova fece i voti solenni l’anno 1629. Ecclesiaste acclamato, ed erudito, e per la varia letteratura lodatissimo: Oldoino nell’ateneo Ligustico asserisce aver egli sott’altro nome stampati vari volumi, cioè un Compendio di Filosofia, un’opera meteorologica, ed aver destinato alla luce una Parafrase in tres Libros Aristotelis de arte dicendi. Nell’anno 1680 salì alla dignità di generale, nel qual grado fu molto geloso della regolare osservanza, e molto accurato nella cultura delle Lettere. Nel collegio di Santo Spirito in Genova nel sobborgo, ove fu più volte Proposito, maggiore di un settuagenario lasciò la spoglia mortale l’anno ottantesimo settimo del decimo sesto secolo. Ex lib. act. eiusd. Coll.


D. PIETRO ANTONIO BONFILIO genovese professò nella Congregazione Somasca l’anno 1635 cuius fortitudo et decor indumentum eius, dimostrato avendo la fortezza dell’animo suo nelle opere, ed il decoro nell’orazione. Alla vita attiva unì la contemplativa tutto vegghiando sulla salute de’ prossimi, e niente dormendo sovra la propria. La povertà, l’umiltà, e la purità furono in lui preggi distintissimi: non usava che vesti logore, e rappezzate, si esercitava ne’ ministeri dimestici li più vili, ed abietti, anzi schiffosi, conservossi vergine fino agli ultimi respiri. Vergine amò sovramodo la Vergine, non tralasciando giammai di recitare giornalmente la di Lei corona, e le di Lei laudi. Nelle pubbliche Meditazioni nel coro fu osservato talvolta sopraffatto nel viso per lo terrore, talvolta sereno per la contentezza, e talvolta così immobile, e sorpreso come fuori de’ sensi. In Roma, ove per anni 21 fu interprete dell’oratoria, parecchi anni Rettore del Collegio Clementino, e per un triennio Procuratore Generale; fu applaudita la sua letteratura, la sua prudenza, la sua pietà, per cui Innocenzo XI di santa memoria, che lo conoscea da Cardinale e da Papa facendo di lui menzione col Padre Procuratore generale di quel tempo con Pontificio Elogio lo nominò: Religioso d’ogni eccezione maggiore e sacerdote di segnalata bontà. Maestro de’ Novizi per molto tempo in Genova li riempié del suo fervore, dello spirito di mortificazione, della orazione, e della divozione. A Giambattista Solimano genovese suo novizio studente ridotto nell’anno 1667 all’estremo di sua vita da una febbre gagliardissima, e pestilenziale, tanto più pericolosa, quanto meno sensibile, spedito da medici, impetrò il Bonfilio la sanità, perché trattenutosi in orazione tutta quella notte che dovea esser l’ultima per il suo alunno, richiesto sul buon mattino da’ PP. Collegiali, se il novizio Solimano ancora vivesse, modestamente rispose: Infirmitas ista non est ad mortem, spero, che fra brieve guarrirà. Sopraggiunti i medici, esaminata l’arteria, l’asseriscono senza febbre, e con loro stupore sanato, attribuendosi tal istantanea guarigione al merito dell’orazione, e preghiere del suo divoto Maestro. Ne’ Comizi dell’anno 1680 era fermo sentimento de’ Vocali eleggerlo in Generale, e già si erano adunati per dichiararnelo con le voci; s’oppose egli con lagrime, e prieghi, genuflesso a’ piedi di tutti, protestando, che Ei non avrebbe finito di piangere, e di supplicare prima che non avessero rivolto il pensiero ad altro sogetto degno di tal elezione, onde fu uopo, che gli Elettori dispiacessero a se medesimi per non disgustare un Uomo, che accrescea i meriti della sua promozione, nell’atto stesso di ricusarla. Morì in Genova alli cinque del mese di Aprile dell’anno 1697 e fu sepolto con la dovuta riserba nella Chiesa della Maddalena quasi ottogenario essendo nato nel 1617. Ex regest. Defunct. eiusd. Eccl.


D. GIAMBATTISTA SPINOLA genovese del fu Domenico, plausibile interprete dell’umana, e divina Filosofia nelle scuole, rendé egli più illustre la nobiltà del suo stemma cogli ornamenti delle sue virtuose operazioni, conservò diligentemente fino al sepolcro illibato il candore de’ suoi religiosi costumi, ed intatta la disciplina della sua regolare osservanza. La repubblica di Genova lo sublimò al grado onorifico di suo Teologo, posto a cui non soglionsi promovere, e ben con maturo giudizio, che sogetti li più cospicui, e li più celebri in ogni genere di scienza. Fatto in tal guisa pubblico Teologo per decreto di quell’augusto Senato, e Serenissimi Collegi, è sopra ogni credere qual fosse la efficacia del suo dire, ed il peso delle sue dottrine nello spiegare, e sciogliere qualunque più spinosa controversia occorrente in materia ecclesiastica, in que’ Eccellentissimi Maestrati, a’ quali era chiamato per intendere il di lui parere, e per consultare le loro deliberazioni. Fu ben anco Esaminatore sinodale dell’Arcivescovado, Consultore di quella santa Inquisizione, ne’ quali uffizi tuttoché sì decorosi mantenne continuamente nell’animo suo un basso sentimento di se medesimo senza fasto, senza orgoglio, e senza vanità. Le consultazioni, le allegazioni, i voti teologici in qualsiasi materia canonica, Dommatica, e Morale son vari usciti dal suo studio alle occorrenze e se fossero stati tutti raccolti avrebbono costituito un grosso volume ad eternare tra letterati il suo nome. Morì in Genova nell’anno 1668 li 19 di Gennaio con sommo rincrescimento di tutta la città credendo ciascuno di abbastanza lodarlo col solo nominarlo. Ex lib. act. Coll. Januensis.


D. GIAMBATTISTA FASSADONI triviggiano soggetto di singolare intelligenza, d’illibatissimi costumi, e disciplina nella Congregazione, fu fatto generale nell’anno 1683, si sarebbe potuto dire eletto con universale consentimento, se non vi fosse mancato il suo. Accettato il posto per ubbidienza, esiggé da tutti ubbidienza nel posto; nel giro del suo triennale governo il zelo prese la mano all’indulgenza, salva però sempre la prudenza e la rettitudine nel governare. Visse sempre mai tra gradi di onore nella Congregazione, ma sempre benefico a’ Collegi, ove abitò, tra questi a quel di Triviggi sua patria arricchito di sacri arredi, di argenti lavorati provveduti da lui ad uso di quella chiesa; a quel di Feltre ove morì, che fa vedere argentaria, pitture di riguardevole penello, e copiose supellettili tutti doni di sua larga beneficenza. Applicatosi finalmente a dar l’ultima mano agli interessi della sua eterna salute con la frequenza delle orazioni, con l’esercizio d’atti caritatevoli, e con la pratica delle più sublimi virtù nell’anno 1695 compié i suoi giorni caduchi con esemplarissima morte.


D. PAOLO ANTONIO SORMANO nobile milanese professò nell’anno 1645 li 17 del mese di Settembre, corsa la carriera degli studi suoi, e del magistero all’uso dei nostri, si applicò al pulpito, e fu predicatore lodatissimo a’ suoi tempi per la sacra erudizione, e concetti scritturali. Sogetto di grande autorità nella Congregazione, e di pari fortuna essendo sempre stato creduto nel giudizio degli elettori ad ogni dignità del chiostro proporzionato il suo merito, perciò dopo essere stato più volte Preposito alla Casa professa di Milano, nell’anno 1680 fu Provinciale a tutta la Lombardia, e nell’anno 1686 Padre Generale a tutta la religione. Fu caro agli amici, e tutti procuravano d’essergli cari, perché pochissimi si ritrovarono scarsi di merito per conseguire le cariche sulle bilancie della sua protezzione. Nel corso de’ suoi governi niuno ebbe a dolersi del suo rigore condescendendo per certo impulso di naturale flessibilità a tutto, ed a tutti, quindi guadagnandosi le voci favorevoli d’ognuno salì per la seconda volta al Propositato Generale l’anno 1695, a cui invidiosa la morte rapì la vita insieme, e l’attuale comando due anni dopo alla di lui elezione l’ultima notte del mese di Luglio dell’anno 1697, ed il suo cadavero fu sepolto con pompa funebre in Santa Maria Secreta di Milano. Ex lib. Act. eiusdem Eccles.


D. FRANCESCO SANTINI per nascita nobile di Lucca, per merito cittadino di Genova, dall’esempio della sua vita, e dall’esercizio continuo della sua religiosa pietà, trasse somma venerazione presso ogni ordine di persone in Genova. Gran Maestro di spirito ne’ Confessionali, ed alle velate clausure, e di ammirabile consolazione a’ moribondi in tutte le ore più incomode, e moleste. Nel Collegio della Maddalena di Genova, se si riflette al grado vi fu Proposito, se all’affetto vi fu Padre, alla provincia di Roma fu Presidente, a tutta la Congregazione fu Generale nell’anno 1689 e la infervorò nel zelo di una esemplarissima edificazione. Operario degno della sua mercede passò a riceverla in cielo nell’anno 1697 li 19 del mese di Maggio ripetendo a’ Padri, che l’assistevano: Cupio dissolvi, et esse cum Christo. Fu udita la di lui morte con universal dolore de’ Genovesi nobili, cittadini, e plebei, compiangendo ciascuno per qualche suo particolare motivo la perdita luttuosa d’un uomo sì caro a Dio. Nella Chiesa della Maddalena di Genova, ove morì fu riposto il di lui cadavero con distinzione d’ossequio ben dovuto alla sua santissima vita. Ex Lib. Act. eiusdem eccles.


D. GIANGIROLAMO ZANCHI veneziano sogetto di grande estimazione, e di uguale4 autorità nella Congregazione, a cui fu Egli Padre, e Proposto Generale per due volte, eletto la prima nell’anno 1692, la seconda nell’anno 1701. In qualunque situazione siasi ritrovato in ognuna procurò sempre l’utile, e lo ingrandimento della cosa pubblica, ma al collegio della Salute in Venezia è stato perpetuo insigne benefattore; tra le altre memorie della sua generosa munificenza si distinguono le abitazioni in quel Collegio del Proposto Generale sontuose per l’edifizio, doviziose per gli arredi, ed acclamate per i protratti, e la libreria annessa, che oltre la preziosità de’ suoi libri è vaga per gli ornamenti, per gli intagli, e per le statue de’ Filosofi antichi, che la rendono singolare. Ne’ suoi governi fu universalmente affabile, e connivente, ma parzialmente affettuoso ascoltando talvolta nel promovere più le voci dell’amicizia, che della virtù, ciò, che oscurò alquanto la gloria de’ suoi grandi meriti. Visse quasi sedici lustri, ma poco al desiderio della Congregazione, che numerava con i momenti della di lui vita i vantaggi del di lui amore. Morì in Venezia l’anno 1718, e fu sepolto decorosamente nella Chiesa della Salute. Ex Libr. Act. eiusdem Ecclesiae.


D. GIAMBATTISTA GIZZI napoletano entrò nella Congregazione Somasca l’anno 1666. Uomo di singolare erudizione tanto profana, quanto sacra, ed Ecclesiastica, Oratore a’ suoi tempi rinomatissimo salì i pulpiti più famosi dell’Italia, sparse la divina parola nelle insigni collegiate delle Vigne in Genova, di san Petronio in Bologna, nella Steccata di Parma, nelle Metropolitane di Milano, di Firenze, di Pisa, di Napoli, di Ravenna, di Messina, di Palermo, nel Chiostro di Malta, e per quattro volte nelle basiliche di Roma, ed ivi nella Chiesa di San Lorenzo in Damaso, e poi fu condotto dalla sua fama sul pulpito Cesareo in Vienna, ed altrove, che sarebbe lungo riferire, dimodocché si può dire, che la predicazione fosse per lui il principale esercizio della sua vocazione; fuore delle incombenze portate dal suo stato religioso, e sacerdotale, le assidue sue applicazioni erano sulle opere de’ SS. Padri, su storici, e su de’ Concili. Fu consigliere ne’ Definitori, consultore dell’Indice in Roma, esaminatore ecclesiastico in Napoli, e Teologo del Cardinale Antonio Pignatelli Arcivescovo, che assonto al Romano Pontificato col nome di Innocenzo XII lo promosse in atto di sincera stima all’Arcivescovado di Ragusi da lui ricusato per la gravezza dell’età, e stanchezza delle sue forze. Morì in Napoli l’anno 1720, nel collegio Macedonio d’anni 88, lasciato avendo agli eruditi in vari volumi dati alla luce la memoria dell’Appostolico suo zelo, e fioritissima letteratura. Ex Lib. Act. eiusdem Colleg.


D. CARLO FRANCESCO ROVELLI nobile di Como entrò nella Congregazione Somasca l’anno 1661 nella pulitezza tanto interiore, quanto esteriore singolarissimo, venerabile per la pietà, riguardevole per la dottrina e maneggevole per l’affabilità. Nella università di Pavia ordinario Professore per più anni, ed in quella Inquisizione Consultore, aborrì in ogni tempo l’essere in grado, sublimato da Innocenzo XII alla dignità di Vescovo Suffraganeo di Velletri ad istanza dell’Eminentissimo Vescovo D’Ostia di quel tempo, rendute le grazie al Sommo Pontefice, ed all’Eminentissimo Cardinale ritornò da Roma, contentissimo del religioso suo stato, alla sue lettura in Pavia, e questa rassegnata ben anco al Padre D. Carlo Corte dopo qualche tempo, sogetto riguardevole de’ Nostri, si ritirò in Milano alla casa professa fractus multo membra labore, in cui morì pieno di meriti, e di estimazione l’anno 1729 li 23 del mese di Agosto in età d’anni 87 se non che le sue stampe lo tengono sempre vivo alla nostra memoria, ed alle acclamazioni della posterità.
Ex Lib. Act. eiusdem Colleg. Sanctae Mariae Secretae.


D. GIANFRANCESCO BEMBO delle famiglie Senatorie di Venezia, d’indole egualmente soave, che nobile, non curando le speranze ben fondate di quegli onori, che lo avrebbono sublimato nella sua Republica abbracciò l’umile istituto di Somasca, nella quale congiungendo alla singolare purità del costume le doti dell’animo, già Vocale, già Proposto del Collegio in Vicenza nel fiore della sua età, era destinato alla primarie cariche dell’Ordine, ma anticipatamente ad una maggiore su sublimato da Papa Innocenzo XII facendolo consagrar Vescovo di Belluno nell’anno 1694. Prese il possesso del suo Vescovado nella vigilia di san Pietro, sicché ponendo mano all’Apostolico officio nella festa del Principe degli Apostoli fece argomentare, che averebbe compiute tutte le parti di un ottimo Pastore. La prima sua cura fu la coltura del suo Seminario, avendo chiamati dalla Congregazione Somasca sogetti qualificati ad erudirlo nelle buone arti, ed a istruirlo nella Pietà, tra questi il celebre Padre D. Stefano Cupilli, che fu poi traslato dalla cattedre d’Arbe e Trau, all’Arcivescovado di Spalatro. Visitò più volte la sua Diocese, e nelle sue visite la maggiore delle sue premure era de’ Catechismi, del culto alle Chiese, della riverenza alle cose sacre. Con li suoi amorevoli uffizi, e con la forte cooperazione della sua autorità, fundarono li PP. Gesuiti in Belluno un collegio pell’ammaestramento della gioventù di quella città, e nello spirito e nelle lettere. Radunò il Sinodo nell’anno 1703 provisto di sante Leggi, e di canoniche Ordinazioni. Per la difesa de’ suoi diritti, per la immunità, e libertà ecclesiastica fu men felice degli suoi precessori se si considera la tranquillità del governo, ma assai più fortunato se si riguarda della riuscita il trionfo. Pieno di pastorale sollecitudine divotamente morì l’anno 1720 dopo aver seduto in quella Cattedra poco men di sei lustri. Ughell. in Ital. Sacr.


D. ANGELO SPINOLA de’ marchesi d’Arquata, uomo officioso, risoluto, ed animoso, animoso con avvedutezza, risoluto senza precipitanza, officioso senza affettazione, dopo serio dibattimento degli Elettori ne’ Comizi generali dell’anno 1698 in Genova fu posto nella sedia Generalizia, e resse la Congregazione con zelo, e con coraggio, e fu di tale aspetto il suo reggimento, che obbligò i nemici alla lode, ed al timore gli amici. Le parzialità, le dissimulazioni, le singolarità furono nomi esclusi dal suo vocabolario, nominato Generale a tutti, volle esser Generale di tutti. Piacque questo suo fare a’ zelanti, e nell’anno 1707 per la seconda volta fu acclamato per Capo dell’Ordine. Beneficò vari collegi con larga mano, e distintamente quello di Novi accrescendolo di fabbriche, di libraria, e di redditi, e facendovi ergere tutta a sue spese una bellissima Chiesa dedicata a san Giorgio, doviziosa per gli altari, e nobile per l’architettura, nella quale dopo aver compita l’età d’anni ottantasei fu sepolto decorosamente nell’anno 1718. Ex Lib. Act. eiusdem Ecclesiae.


D. STEFANO CUPILLI veneziano, sogetto caro alla Congregazione di Somasca per la sua esemplarità, e letteratura, dopo essere stato prescielto da vari Vescovi operario nelle loro vigne a travagliare nella coltura dello Spirito dall’Arcivescovo Cosmi in Spalatro, dal vescovo Bembo in Belluno fu promosso da Innocenzo XII al Vescovado d’Arbe, poi a quello di Trau nell’anno 1698, e da questo passò all’Arcivescovado di Spalatro nell’anno 1708 essendovi morto il succennato Cosmi sotto Papa Clemente XI, nel quale Arcivescovado essendovi seduto alcuni anni lasciò di vivere nell’anno 1720 con rincrescimento universale della Dalmazia. Ex Archiv. Ecclesiae Spalat.


D. FRANCESCO STRATA veneziano Sacerdote di merito nella Congregazione Somasca, governò in grado di Rettore il gran Seminario Patriarcale di Venezia in Burano con gran lode, e con invidiabile prosperità. Nell’età di 49 anni fu nominato Vescovo di Caorle dal Pontefice Innocenzo XII nell’anno 1698, ma non tosto ebbe l’avviso della sua promozione, ed elezione, che morì alli 8 del mese di Ottobre del medesimo anno, e fu sepolto nella Chiesa di san Cipriano in Burano di Venezia con questa epigrafe al suo sepolcro. Apud Ughell. in Ital. Sacr.
D. O. M.
P. D. FRANCISCUS STRATA
CLERICUS REGULARIS SOMASCUS
HUJUS SEMINARII RECTOR
ET EPISCOPUS ELECTUS CAPRULARUM
OBIJT ANNO 1698
AETATIS SUAE 49 OCTO IDUS OCTOBRIS.



D. GIAMBATTISTA CARACCIOLO del Sole napoletano de’ Conti di Sant’Agnolo nacque nell’anno 1645 professò nella Congregazione Somasca nell’anno 1662 fu fatto Vescovo di Calvi nel Regno l’anno 1703 da Clemente XI li 15 del mese di Gennaio, morì in Napoli addì 5 del mese di Novembre dell’anno 1714. Nella Congregazione fu adorno di vari titoli di Rettore, di Consigliere, di Provinciale, nel Vescovado zelantissimo promotore della disciplina ecclesiastica nel clero, e della pietà nel suo popolo, il di lui cadavero fu collocato nella Cappella del gran Siniscalco nella Chiesa di San Gioanni di Carbonara Juspatronato della sua illustre famiglia con la seguente iscrizione:
JOANNES BAPTISTA CARACCIOLUS E SOLE
EX COMITIBUS SANCTI ANGELI,
EPISCOPUS CALVENSIS
E CONGREGATIONE DE SOMASCA
MORTALE QUOD HABEBAT
MORIENDO DEPOSUIT,
DIE 5 NOVEMBRIS
AETATIS SUAE 69
REPARATAE VERO SALUTIS MDCCXIV.
Ex Ughell. Ital. Sacr.


D. OTTAVIO CUSANI nobile Milanese Teologo del Cardinale Dadda, matematico insigne, e nelle scolastiche Facoltà di una sottigliezza incomparabile, i di cui scritti si conservano presso noi con particolare gelosia, e de’ quali parlando Monsignore Agostino Spinola vescovo di Savona ebbe a dire, che i manoscritti del Cusani meritano ogni lode, ma che il Trattato de Actibus Humanis sorpassa ogni lode. Compiuta, ch’ebbe la triennale dimora in Roma col grado di Procuratore Generale fu eletto in Milano Generale di tutto l’Ordine nell’anno 1704, nel suo generalato applicossi al governo politico, ed economico della religione, e scrisse, e divulgò vari saggi provvedimenti, de’ quali ancor oggi si servono i Comizi, ed i raziocini. Tenne al dovere delle Leggi i Regitori, ed alle Leggi del dovere i Sogetti. Nella casa professa di Milano, ove morì l’anno 1727 in età d’anni settantadue, e cinquantasette di chiostro, accrebbe i redditi, e migliorò con vago oratorio le abitazioni generalizie, la di lui morte fu compianta dagli eruditi, e fu sepolto nel nostro sarcofago nella Chiesa di S. M. S. Ex Lib. Act. eiusdem Eccles.


D. AGOSTINO SPINOLA genovese de’ Marchesi d’Arquata, ne’ primi giorni del mese di Ottobre dell’anno 1693 vestì l’abito di Somasca, e tostamente da giovane diede saggi e del suo candore, e della sua mente, compiuti i suoi studi in Roma, senza intervallo prima di Filosofia, poi di teologia fu costituito Lettore: del collegio di san Giorgio in Novi Diocese di Tortona, della casa professa in Roma, indi di quel Collegio Clementino fu eletto Presidente, Rettore, e Preposito, e finalmente Vice procuratore generale nella Curia Romana. Avendo in qualunque di quest’impieghi fatta rimostranza della sua destrezza, prudenza, e rettitudine fu prescielto dal Cardinale Giuseppe Renato Imperiale per suo Teologo nella sua Legazione in Milano a Carlo III Re delle Spagne, che ritornava da Barcellona in Germania Imperatore eletto nell’anno 1711. Compiuta tal decorosa funzione restituitosi in Roma fu nell’anno 1716 li 30 del mese di Marzo ornato della mitra di Ajazzo in Corsica, da Clemente XI, dove dopo una faticosissima visita della Diocese celebrò nell’anno 1719 un famosissimo Sinodo ricolmo di santissime ordinazioni. Dalla Chiesa di Ajazzo passò Vescovo alla Chiesa di Savona sotto Innocenzo XIII l’anno 1722 li 22 del mese di Settembre nella quale essendo ancor oggidì inespugnabile difensore de’ sacri diritti superiore ad ogni speranza, e ad ogni timore qui in terra si è meritato il seguente Elogio in forma di Breve da Papa Benedetto XIII di santa memoria.


BENEDICTUS PAPA XIII
Ven. Frater salutem, et Apostolicam benedictionem. Quo graviores pro ecclesiastica libertate aerumnas, et acerbitates excepisti, eo luculentius animi tui fortitudo pastoralis inclaruit, et Episcopalis sollicitudo, qua morum opponere pro Domo Dei strenue, et fideliter studuisti, caeteras generis, et virtutis tuae laude adaequavit. Nos autem qui pro Apostolicae servitutis officio sacrarum rerum cultum, Ministrorumque dignitatem tueri, et vindicare debemus, non solum merito Pontificiae laudationis praeconio vigilantiam tuam, animique constantiam Apostolicae providentiae subsidiis, sollicitudini tuae obsecondare, et adesse non praetermittimus. Ea itaque consilia suscepimus, quae de insigni Magistratuum pietate, ac Religione optatam fraternitati, Ecclesiaeque tuae tranquillitatem, operaeque nostrae successum pollicentur, neque ullam imposterum zelo, et prudentiae tuae opem nostrae auctoritatis esse defuturam pro certo habeas. Deus pro cuius honore nullas demicationes, et molestias reformidas digna tibi praemia largiatur, nobisque opportunas oblatas velit occasiones paternae in te, studiosaeque voluntatis declarandae, cuius interea pignus Apostolicam Benedictionem Fraternitati tuae peramanter impertimur. Dat. Romae apud Sanctum Petrum sul Anulo Piscatoris die 20 mensis Junii 1725 Pontificatus nostri anno secundo.
Ven. Fratri Augustino
Episcopo Savonensi.
E. Archiep. Emissenus.


D. GIAMBATTISTA DORIA patrizio genovese ascritto alla Congregazione Somasca l’anno 1669 vi professò l’anno seguente. Compiuto il corso degli studi suoi, fu applicato alle cattedre delle belle arti, poi di Filosofia, indi di Teologia, nelle quali si distinse con lodevoli funzioni, ed applaudite comparse. In vari tempi, ed in diversi collegi fu ora Proposito, ora Rettore, e nel Collegio Clementino di Roma celebratissimo per la sua prudenza, circospezione in circostanze assai spinose. Essendo vacata la sedia Abbaziale della insigne collegiata di San Matteo in Genova ornata di mitra, e pastorale, la nobil Gente Doria, che ne la lo Juspatronato, mossa dalle di lui rade prerogative lo nominò a tal Cattedra, e da Papa Clemente XI gliene furono spedite le Bolle nell’anno 1702. Visse in tal dignità fino all’anno 1702 compiendo alle parti di un ottimo pastore in tal Collegiata. Avvicinatosi il tempo del suo passaggio al cielo, nella ultima sua infermità si fece trasportare dalle Abbaziali abitazioni alle stanze del Collegio della Maddalena per morire tra suoi religiosi, ove in età d’anni 65 e poco più dipose ciò, che avea di mortale, e fu sepolto in detta Chiesa ponteficalmente celebrati da’ Nostri, e da suoi Canonici li dovuti funerali nel mese di Luglio del sudetto anno 1717. Ex Act. Lib. eiusdem Ecclesiae.


D. GIAMBATTISTA LODOVASIO napoletano fu professore eccellentissimo nelle scolastiche speculazioni, destinato alle locali reggenze molto giovò alli collegi di Napoli, per cui ebbe una parziale propensione confortata dalla sua autorità. Colà il collegio di san Demetrio fu ampliato con le sue industrie di fabbriche, e colla sua diligenza di redditi, e lo nobilitò con farvi ergere al fianco da’ fondamenti un tempio coll’impiego de’ suoi proventi. Sogetto ricco di preggi fu adornato di onori nella Congregazione, ora di Preposito, ora di Consigliere, ora di Procuratore Generale, e finalmente di Preposito Generale in tutto l’Ordine di Somasca l’anno 1717 il quale grado si fece considerare occupatissimo ne’ communi vantaggi procurati da lui col suo esempio, e con la sua autorità. Meritevole del cielo abbandonò la terra in età d’anni 75 nell’anno 1729 alli 10 del mese di Agosto, ed il di lui cadavero fu collocato in Napoli in quella medesima Chiesa, ch’egli avea fatta fabbricare con tanto zelo della sua pietà, e con non interrotte acclamazioni de’ suoi nazionali. Ex Lib. Act. eiusdem Colleg.


D. PIETROPAOLO CALORE veneziano prestantissimo nella sacra Letteratura, fu spesse fiate diputato direttore di Religiose ne’Monisteri più insigni di Venezia, Esaminatore ecclesiastico in quel Patriarcato. Presidente tra’ nostri di quella illustre veneziana Provincia. Tra gli altri suoi pregi risaltò tale la dolcezza, ingenuità, e facilità de’ costumi suoi, che chi lo conobbe ebbe la necessità di ammirarlo. Non avea ancora compiuta la sua provinciale reggenza nell’anno 1708, che si vide ornato di mitra da Clemente XI che lo promosse al Vescovado di Trau nella Dalmazia, se non che non lasciò, per quanto gli fu possibile pratticare nella sublimità Vescovile, le Regole della sua congregazione, e le osservanze compatibili col suo grado, onde poté ripetersi di lui ciò, che dal Cardinale Matteo Albanese fu scritto: Servabat in Palatio Instituta Claustri. Dopo alcuni anni di servitù pastorale a quel gregge a lui accollato, passò alla chiesa di Veglia più riguardevole, nella quale interessatissimo per lo profitto del popolo come lo era stato in quella di Trau dopo parecchi anni ottimo Pastore chiuse i suoi occhi l’anno 1718 avendoli sempre mai nel corso della sua pastorale sollecitudine tenuti aperti, e vegghianti sopra il suo gregge, osservatore diligente dei’ Sacri Canoni, e custode accurato delle Papali, e Conciliari Costituzioni nelle visite di sua Diocese, nella promozione de’ Beneficiati, e nella Consacrazione de’ Cherici. Ex Regest. Eccles. Vellien.


D. EVANGELISTA COMENDULLI cremonese professò li 20 del mese di Novembre dell’anno 1635. Sogetto riuscì nella Congregazione sceltissimo nelle belle arti, scienziatissimo nelle Scolastiche, e peritissimo ne’ Sacri Canoni. Terminati i corsi delle sue letterarie fatiche, ritiratosi dalle Cattedre alla Patria la rendè illustre con l’esercizio delle sue intellettuali, e morali virtù. Teologo de’ Vescovi, e consultore degli Inquisitori in Cremona, furono radi que’giorni, in cui non travagliasse nelle loro curie con la dottrina p ne’ loro tribunali con le consulte. Pieno di meriti fu per ben quattro volte chiamato al governo universale della Congregazione, e per altrettante lo ricusò, di cui fu degnissimo prima di ricusarlo, e ne sarebbe stato assai più degno poiché l’avesse accettato. Morì in età d’anni 84 alli 29 del mese di Aprile dell’anno 1700 in Cremona, e fu sepolto nella Chiesa di santa Lucia. Ex lib. Act. eiusdem Collegii.


D. GIAMMARIA CAPECELATRO de’ Duchi di Siano del Seggio capuano in Napoli, poiché s’ascrisse alla Milizia di Somasca nell’anno 1683 andò del pari con la sua pietà la sua scienza, onde fu costituito Professore di belle lettere, poi di Filosofia nelle nostre Atene or in Napoli, or in Roma; cresciuto nel merito, crebbe nel grado, e fu fatto Rettore nel collegio Macedonio di sua nazione, indi da Clemente XI Vescovo d’Ischia li 22 del mese di Febbraio dell’anno 1718, e prese il possesso del suo Vescovado li 28 del mese di Marzo del medesimo anno. Que’ virtuosi esempi, che avea dati alla sua Congregazione li ritrasse nella sua Diocese, ed onoratissimo morì l’anno 1739, e fu sepolto con rito ponteficale nella sua Cattedrale.


D. GIROLAMO SALVI romano, dal Collegio Clementino, passò al nostro Noviziato di Roma l’anno 1668, il quale compiuto dopo la professione proseguì il corso degli studi, e poi del magistero a tenore de’ nostri statuti, in seguito fu ammesso alla reggenze di alcuni collegi in Roma e nella Romagna, ed avendole sostenute con universale aggradimento fu innalzato al grado di Provinciale della Provincia Romana. Alla pietà congiunse la dottrina, che in iscorcio ristretta s’argomenta da un opuscolo dato alla luce col titolo: Flores philosophici stampato in Roma. Fu carissimo a Papa Clemente XI e lo promosse al Vescovado di Terracina nell’anno 1720, da cui egli si ritirò cagionando le sue abituali indisposizioni. Soffrì egli in età d’anni 60 e più, felicemente il taglio della pietra correndo l’anno 1706, e nell’anno 1723 lasciò di vivere in età d’anni settantasette nella casa professa di Roma.


D. GIACOMO VECELLIO veneziano sogetto di riguardevole letteratura, e di spettabile esemplarità, fu occupato in varie locali reggenze, nelle quali si rese cospicua la sua prudenza, e la sua discreta autorità; passò a Roma Procuratore Generale nell’anno 1707, indi scaduti li tre anni della sua Generale Procura fu creato nell’anno 1710 Proposto Generale di tutta la Congregazione. Non fu senza molestie il supremo suo magistrato, ma non fu senza lode, avendo date segnalate pruove di costanza, e di virtù, e verificato in se quel detto volgare: Magistratus Virum probat. Nel corso del suo generalato invigilò mediante premurosissimi, e zelantissimi editti sopra l’osservanza rigorosa del pubblico commune deposito, alla custodia della povertà religiosa, sopra la attenta composizione esteriore del corpo, e dell’abito alla edificazione del secolo, e sopra l’annuale ritiro ne’ santi spirituali esercizi, e cotidiane meditazioni alla conservazione dello spirito, e fervore chiostrale, con non pochi altri provvedimenti alla nudritura della pietà, e perfezion regolare. Fu sì caro a’ Grandi del chiostro cotal suo zelo, che nell’anno 1720 fu per la seconda volta rialzato al medesimo supremo grado di generale, quale sostenne con pari edificazione, e pochi anni dopo, cioè nell’anno 1724 chiuse divotamente i suoi occhi in Venezia con sommo dispiacere de’ buoni, e fu sepolto nella Chiesa di Santa Maria della salute. Ex Lib. Act. eiusd. Colleg.


D. CARLOMARIA LODI nobile cremonese uomo di di sufficiente letteratura, ma di singolar previdenza, coperte in vari tempi diverse cariche nella Congregazione, come di Procuratore Generale, di Preposito, salì al grado supremo di Generale nell’anno del 1714: tra le altre doti fu mansueto, e generoso, eccitò i trasgressori alla morigeratezza del chiostro più col comportamento, che col gastigo, li Collegi, che erano incomodati dalla povertà, od aggravati da debiture sollevò sovente dalla penuria, e riparò dalla necessità con li proventi del Generalato. Ebbe un indole così compiacente, e così affabile, che si guadagnò in tutti i tempi il cuore de’ graduati con la sua riverente cortesia, e l’affetto de’ non graduati, con la sua cortese condescendenza. Fu impuntabile ne’ suoi governi, ne’ quali non cercò mai se stesso, ma solamente il comodo de’ governati, e la riputazione del pubblico, riuscendo di grande esempio a giovani, e di ammirazione a’ provetti. Ex Generale ben anche fu in una venerazione, e stima così distinta, che gli affari più premurosi si diferivano da ogni parte della Congregazione al suo giudizio, e sempre furono immuni dall’abbaglio, e dalla precipitanza le risoluzioni, che si prendeano a tenore de’ suoi consigli. La Congregazione Somasca se lo averebbe volentieri prescelto per capo fino alle ceneri ma ostandovi le prammatiche di Papa Alessandro VII dall’anno 1661, non tosto giungea, dopo il giro delle Provincie il tempo opportuno per riaverlo in grado di Generale, che il nominarlo, e l’eleggerlo era una cosa sola, e però ben due altre volte, cioè nell’anno 1723 e nell’anno 1732 fu promosso al Generalato, al qual grado sarebbe anche altre fiate salito, se la morte sorpresolo celebrante all’altare l’anno 1740 di sua età d’anni 72 circa con taglio improvviso non avesse recise le speranze della sua Congregazione. Fu sepolto nella Chiesa di Santa Lucia in Cremona; i di cui Accademici raunatisi in festa lugubre, con varie letterarie composizioni applaudirono alle virtù di sì degno Prelato, e posero in comparsa applaudita le prerogative distinte di questo loro amatissimo concittadino. Ex Act. Coll. Cremonen. D. Luciae.


D. GRISOLOMO BERTAZZOLI ferrarese grave nel discorrere, considerato nel consigliare, e pesato nel risolvere per savio giudizio della Sede apostolica annoverato nel ruolo de’ Vocali della Congregazione, attese le virtù di prudenza, destrezza, fedeltà, che in lui distintamente fiorivano, e dalle quali molto di onore, e di fama si prometteano i Padri del governo, lo costituirono Procuratore Generale in Roma ad esercitare quelle virtù stesse, che a tal posto lo aveano promosso; compiuto questo impiego con lode, anzi con somma soddisfazione d’ognuno fu creato nell’anno 1726 Proposto Generale di tutto l’Ordine, ed altra volta nell’anno 1735, in qual grado vieppiù s’ebbe a conoscere, e ad ammirare la sempre commendevole sua idoneità nello intraprendere, e perfezionare cose grandi, e degne di se. Per quasi due lustri di Rettoria nel Collegio Clementino de Urbe esperimentarono que’ nobili alunni la dolcezza del suo regolamento, e la saviezza della sua condotta in quel lungo suo reggimento, il quale tuttocchè cercasse più volte di dismettere, ritrovandosi maggiore di un sessagenario, gli fu vietato dalle preghiere di quel nobil Convitto, e dalle autorevoli persuasive dell’Eminentissimo Protettore del Collegio in quel tempo. Da giovane fu professore di Eloquenza nelle scuole de’ nostri Collegi in Bologna, e Ferrara, e quale fosse l’energia del suo scrivere, e la vaghezza del suo dire lo esprimono gli applausi continuati degli uditori, che intervennero alle sue letterarie funzioni, ed accademiche esercitazioni. Nell’anno 1726 del mese di Maggio, in cui principiò la sua generale reggenza, avendo già osservato, ch’era assai difficile la uniformità delle barbe de’ suoi Religiosi prescritta da Statuti nel capit. XI num. 9 del Lib. 3 abrogando tal legge coll’assenso Definitoriale, ne comandò il totale rasamento dal volto d’ognuno, per ischivare le dissonanze, e le diformità del nudrimento vario delle medesime. Non istette ozioso sulla coltura dello Spirito, e delle Lettere, fu amante dell’onesto, e del giusto, più indulgente, che rigido, sostenuto al vederlo, affabilissimo al trattarlo, in somma per tutti i titoli degnissimo d’ogni venerazione, e della universale benivoglienza. Ex Actis Colleg. Ferrar. Item ex Lib. Cap. Gen.


D. NICCOLO’ LOMELLINO patrizio genovese, che allo splendore della nascita accoppiò quello delle morali, e religiose virtù, ritrovandosi in Roma nel Collegio Clementino diputato da’ Superiori anch’esso tra gli altri allo ammaestramento di que’ nobili convittori, attese le plausibili informazioni sporte al Papa Benedetto XIII dal Cardinale Lercari allora Segretario di Stato, fu fatto Vescovo di Faenza nell’anno 1729. Ressa quella Chiesa per anni circa tredici amato dalla città, ed onorato dal clero. Fu carissimo a vari porporati, che colà intorno aveano limitrofe le loro Diocesi, e distintamente al Pontefice Benedetto XIV regnante allora arcivescovo di Bologna. La republica di Genova, a cui erano note le rade qualità di questo qualificato Soggetto, non aspettava, che la vacanza del suo arcivescovado per indi con ogni suo sforzo riempirne della di lui persona quella sua Cattedra Arcivescovile, ma delusa nelle sue speranze ebbe tostamente a compiangerlo rapito dalla morte in età anco immatura e a se, ed agli altri con universale rincrescimento. Fu sepolto nella sua Cattedrale con onorevole catafalco nel mese di Novembre dell’anno 1742.


D. GIACOMANTONIO ROSSI bergamasco dall’anno 1674 uno de’ Nostri. Tra le altre sue doti spiccò eminentemente la candidezza del suo costume, fu assiduo alla pulitezza della gioventù nelle belle arti da maestro in iscuola, ed alla santificazione del prossimo Confessore in Chiesa. L’affabilità dello spirito, e la officiosità del tratto germogli di quella umiltà, ch’ebbe sempre indivisa compagna, con cui sentiva altamente di tutti, e bassamente di se, lo resero caro a tutti, sicché fu promosso in vari tempi a vari gradi nella Congregazione, e finalmente al Propostato Generale della Religione nell’anno 1729, cui amministrò, e resse con tale dolcezza, e condescendenza, che rendé gratissima l’osservanza a sudditi, ,ed amabile la soggezione a’ graduati, arricchì la Chiesa nostra di San Leonardo in Bergamo di portici, di altari, e la sacristia di suppellettili, ed il collegio con grosse somme di danaro fu ampliato di fabbriche, ed accresciuto di redditi dalla sua divota benevolenza; il di lui vivere fu così religioso, il di lui conversare così esemplare, il di lui parlare così obbligante, che rapì in ogni tempo il cuore di tutti ad amarlo, a servirlo, a compiacerlo. Nell’anno ottantesimo di sua età, e poco più, vive indefesso ancor oggidì al servizio del Collegio di San Leonardo in Bergamo, ove è Proposito col grado unito di Assistente Generale.


D. GIAMBATTISTA LAGHI nobile veneziano decorato nella Congregazione con vari titoli onorifici pel merito della sua prudenza, e delle virtù sue religiose, e doti intellettuali, ritrovandosi in Roma Lettore della Morale fu da Papa Clemente XI nell’anno 1720 sublimato alla cattedra Arcivescovile di Spalatro Primate della Dalmazia, e Croazia, e sostenne quella mitra presso due lustri con sommo applauso, acclamato dal clero, e venerato dal popolo non senza singolare soddisfazione della Serenissima Repubblica di Venezia, ch’ebbe un gravissimo rincrescimento nel perderlo Pastore vigilante in quella provincia. Ughell. Ital. Sacr.


D. LUIGI SAVAGERI romano disinvolto nell’operare, efficace nel dire entrò nella Congregazione l’anno 1704 li 5 del mese di Ottobre, corsa la carriera degli studi suoi, e compiuto il corso del suo magistero alla forma de’ nuovi statuti, attesa la destrezza, ed energia palesata in varie incombenze, fu commessionato da personaggi di Roma a Dicasteri di Vienna, nella quale Imperial dominante avendo condotte a porto felicemente le commessioni, si restituì in Roma l’anno 1722, ove Superiore nella casa professa fu fatto Vescovo d’Azoto in partibus, ed assiememente Coadiutore del vescovo d’Alatri da Benedetto XIII nell’anno 1728. Sicché Vescovo Titolare, e Coadiutore governò col grado cumulativo di Proposito il nostro collegio de’ SS. Niccolò e Biaggio a’ Cesarini in Roma per indulto papale. Morto dopo qualche mese in Alatri il Vescovo Monsignor Guerra, di cui egli era Coadiutore, occupò quella sedia Vescovile da proprietario l’anno 1730, e vi regge ancor oggidì esemplarmente il suo gregge celebrati i Sinodi, e visitata la sua Diocese.


D. GIAMMARIA MARICONE illustre genovese commendatissimo nelle facoltà Teologiche, e Filosofiche, fu Professore in Milano di Sacra Dottrina a’ Nostri, indi portatosi a Vienna d’Austria per affari commessigli in quegli Aulici Tribunali, non molto dopo fu eletto Vescovo di Ippi in partibus correndo l’anno dalla sua religiosa Professione il ventesimo ottavo sotto il Pontificato di Benedetto XIII nell’anno 1729 consagrato Vescovo, avendo avute più facili, e pronte le occasioni di far conoscere a Carlo VI, Cesare gloriosissimo, e di eterna memoria la soavità de’ costumi suoi, la prudenza ne’ suoi maneggi, e la singolare destrezza delle sue operazioni, non gli fu arduo entrare nello spirito di sì Augusto Imperadore, onde si meritò cumulativamente gli applausi della Corte cesarea, e l’affetto delle Maestà Imperiali, non tralasciando egli ancor oggi colla moltiplicazione degli Atti virtuosi d’impinguare il patrimonio de’ segnalati suoi meriti, quali sono stati contradistinti dal mentovato Imperadore co’ premi, e riguardevoli benefici da lui ottenuti.
Ex Litt. Viennae Austriae datis.


D. PIETROPAOLO GOTTARDI veronese alla pulitezza delle Lettere ha unita sempre quella del suo esteriore portamento; uomo affabile, grazioso, e sincero, annoverato tra Vocali de’ Comizi Generali sedé frequentemente tra Padri Definitoriali, governò la Provincia Veneziana col grado di Provinciale, e fu poscia promosso alla Prepositura Generale nell’anno 1738. Da questo posto eminente avendo l’occhio attento su l’avvanzamento de’ sudditi nello spirito, non perdé di vista il suo avvantaggio nella Letteratura. Costituì Riformatori degli Studi nelle nostre Atene, che invigilassero sulle Dottrine de’ Professori, e sul profitto degli studenti col rigore degli esami; conchiuse finalmente nell’anno 1741 la triennale sua reggenza con molta lode di se, e con maggiore speranza d’ognuno di vederlo altra volta al medesimo grado in decoro della sua Congregazione innalzato. Ex Litt. Encycl. Missis.


D. COSTANTINO SERRA nobile genovese, educato nel Collegio Clementino di Roma da’ padri Somaschi, si prescelse nella elezione del proprio stato l’abito de’ suoi Direttori in quel nobile Convitto, e condotto in Genova al noviziato compiuto, che l’ebbe perfezionossi negli studi di Filosofia, e di teologia, indi passato al magistero Professore di lettere umane fu adorno di qualche titolo nella Congregazione nel corso degli anni suoi, ed a maggiori Soggetto di religiose virtù asceso sarebbe, se a più sublime grado non fosse stato promosso per grazia della Sede apostolica, avendolo Papa Clemente XII nell’anno 1737 li 17 del mese di Giugno sublimato al Vescovado di Noli nel Genovesato a Ponente, in cui divoto, e zelante pastore governa il suo gregge con somma tranquillità meritevole di lunga età al bene de’ suoi Diocesani.


D. GIAMBATTISTA RIVA delle più illustri famiglie di Lugano professò l’anno 1704 li 14 di maggio, giunto dopo il corso degli studi al magistero nelle nostre scuole, vi sudò parecchi anni nella coltura delle belle arti. La di lui virtù rendutasi a’ Padri del Governo più grata dalla dignità del sembiante, fu ammesso nel numero de’ Vocali, che tra noi sono gli unicamente capaci della maggiori cariche della Religione, quindi le gelose incombenze della Generale Procura furongli accollate in Roma, più volte il Propostato di san Maiolo in Pavia, nelle quali graduazioni avendo date pruove sensibili, ed evidenti, che nel promoverlo non si provedea un uomo di carica, ma la carica di un uomo, fu costituito Proposto Provinciale a tutta la Lombardia, e Piemonte, e risiedendo nel Collegio di san Maiolo in Pavia li Provveditori, e Conseglieri di quella città ben consapevoli della di lui prudenza, destrezza, e pesata facondia lo spedirono nell’anno 1737 a Vienna Imperiale a maneggiare in quella Corte gravissime Commessioni, le quali spedite con felicità, e soddisfazione di quel Regio Pubblico, nel suo ritorno a Pavia fu presentato con distinto contrasegno di gratitudine dalla medesima città, ed onorate le sue benemerenze colla iscrizione del suo nome al Libro de’ Cittadini. Ex Provinciale, ed ex Proposito passò senza intervallo al grado supremo di generale nell’anno 1741, e fu, si può dire, piuttosto acclamato al Generalato, che eletto. In questo grado quanta sia la diligente premura ancor oggi della regolar disciplina, e la studiosa cura del pubblico bene, ch’Egli ha, chiaramente si può argomentare dall’avere con molta fatica, e con molto profitto primieramente ristretto quanto era diffuso nel Tabulario della Procura Generale in Roma spettante alla Storia della Congregazione, ove voglia proseguirsi, o formarsi; secondariamente compilato, ed ordinato lo Archivio del Collegio di pavia così pubblico, come privato; in terzo luogo compendiati gli Atti de’ Definitori, e de’ Capitoli Generali, e smidollato con regolare alfabetto quanto contiensi nella a Noi proprie Costituzioni a comodo di chi comanda non meno, che di chi ubbidisce.


D. ALFONZO SOZI CARAFA della Diocese di Benevento dopo vari documenti dati a Roma del suo sapere, e della sua prudenza nel non breve Governo del Collegio Clementino, ed in qualità di Rettore, e di Maestro da Papa Benedetto XIV singolarmente applicato a promovere alle dignità della Chiesa i Valentuomini nella bontà della vita, e nella sublimità del sapere. Nel principio del mese di Luglio dell’anno 1743 è stato decorato di mitra nel Regno di Napoli, e fatto consagrar Vescovo della Diocese di Vico di Sorrento città in terra di lavoro chiamata Vicus Aequensis. Esaminato, che fu in Teologia positiva, o sia in materia di Controversie furono sì sode, e sì pronte le sue risposte, che il Sommo Pontefice finita l’esamina lo rese degno di sua commendazione, ed elogio. Si giudicherà ben giustamente felice quel clero, e quel popolo, cui è toccato in sorte un pastore di tanta diligenza nell’assisterlo, e di tanta carità nell’erudirlo alla conquista della sovrana felicità. Diar. Ordin. num. 4053 sotto li 20 di Luglio dell’anno 1743.


D. VINCENZO de’ CONTI GAMBARANI di PAVIA, tra primi Compagni del Beato Fondatore Girolamo Miani, dopo la cui morte si trattenne tutto il restante degli anni suoi in Bergamo, fu graduato nella santità, e nella Prefettura Generale degli orfani, ed orfanelle, in quella illustre città. La innocenza della sua vita, e la cristiana pietà de’ suoi costumi crebbe a tal segno, che presso que’ cittadini era venerato per un erose del cielo, ed adorato per un angelo su della terra, celebrandosi il chiaro suo patrocinio in vita per l’onore de’ suoi prodigi, e dopo morte per la grazia de’ suoi miracoli. Tra le altre cose memorabili ad autorizzare la di lui virtù si racconta, che avendo egli ravvisato non so chi nella Chiesa di S. Alessandro in Bergamo starsi genuflesso con un solo ginocchio, e con l’altro alzato udendo la santa Messa, attribuendolo a colpa della comune irriverenza ne’ Templi, cortesemente ammonillo di stare ginocchione compitamente alla presenza del gran Sacrificio, perché tanto conveniva di fare a’ Professori del cristianesimo: L’uomo avvertito, che ritrovavasi in tal positura, non per difetto di venerazione, ma per colpo d’infermità, battuto allo indietro il mantello con cui coprivasi, e palesato al divoto religioso il morbo, che gli renda inflessibile il ginocchio maltrattato da una molesta attrazione de’ nervi offesi, meritò la compassione del pietoso sacerdote, e la cura, perché stendendo questi in forma di Croce la mano sovra la parte attratta la segnò, ed in così fare lui disse: Fratello da ora innanzi assistendo alla santa Messa piegate pure, che è ben giusto, ancorché offeso questo ginocchio, che tale è la volontà del Signore; non tosto provò di piegarlo l’infermo, che incontanente lo ritrovò flessibile ad ogni naturale suo moto senza mai più sperimentare alcuna pena nella parte così graziosamente sanata. Per tali, ed altri somiglianti favori concessigli dalla mano onnipotente di Dio, crebbe di giorno in giorno maravigliosamente l’opinione della di lui santità, che giornalmente si rileva da varie coserelle di suo uso, che ancora oggidì servono di istromenti di maraviglie, e di grazie. Morì in Bergamo nell’anno 1561, nel mese di Luglio e fu sepolto nella prima chiesa de’ PP. Predicatori con solennità di Esequie, e concorso innumerabile di popolo; dalla qual Chiesa demolita per circospezion di governo dalla Republica di Venezia, fu il di lui corpo trasferto alla chiesa di S. Alessandro, mancando in que’ tempi al nostro pio Luogo la sepoltura, e nella traslazione fu ritrovato incorotto trammandando per ogni parte dell’urna soavissimo odore di paradiso il venerato cadavero; se non che per opera, e studio de’ Nostri passò in braccio della Congregazione nel corso de’ tempi sì caro, e prezioso deposito, e collocato indi in Somasca attiguo a quello del suo amato Fondatore, e Maestro Girolamo Miani. Turturae lib. 3 cap. 9 in Vita Beati Hieronymi Aemil. Crescent. lib. 2 Praesid. Rom.


D. BARTOLOMMEO BROCCHI casalasco fiorì tra Nostri nel primo secolo della Congregazione avendo professato nell’anno 1570 li 12 del mese di Luglio. Soggetto memorabile pel verginale candore, per la eroica umiltade, e pel fervore della sua carità; in Somasca avendo coll’assiduo esercizio delle virtù conseguito l’alto grado della perfezione era chiamato il Santo. Nel giro di trenta e più anni, che ivi dimorò furono que’ terrazzani liberi dalle tempeste, ed immuni dalle gragnuole, al primo tuono del cielo, al primo sospetto della procella buttavasi ginocchione a terra pregando, e tosto fugati i nembi ritornava la serenità. Fu egli il Fondatore di quel collegio e di quella Chiesa il Ristoratore tutto a spese di sua pietà, ed a conto de’ suoi prodigi. Spaccando un giorno bosco per servizio de’ suoi orfanelli, e poveri derelitti tagliatosi enormemente coll’acetta lo schinco di una gamba, quando i domestici si affliggevano per compassione, egli si rese sano per un miracolo, distesa la mano fece un segno di croce sulla sua piaga, e la piaga rimmarginata istantaneamente risanò. Ritrovandosi nel nostro coro di Somasca in orazione con tutta la sua famiglia essendovi superiore, all’impensata, e quasi destato dal sonno premonì ognuno ad alta voce, che suo fratello il Padre Gabriele in Vercelli era morto, e fecelo subito suffragare con un Deprofundis, e poi si intese da Vercelli, che veramente passato era a miglior vita in quel tempo appunto, che ei lo avea prenonciato in Somasca. Da questo villaggio finalmente chiamato a Milano per assistere a que’ miserellli nel pio luogo di san Martino dopo varie, e varie egregie azioni di religione, di zelo, e di abbassamento di tutto se transitò al cielo l’anno 1621 li 2 del mese di Novembre. Crescent. Lib 2 Praesid. Rom. Adnot. Chronolog. P. Semen in Archiv. Monfort. Sancti.Petri Mediol.


D. GIULIO CESARE VOLPINO napoletano di gran pulitezza nel dire, ma di maggiore nel fare, passò i confini del credibile il suo sapere, e la sua pietà, visse ne’ tempi di quel grande Pontefice Clemente VIII, che nodrendo un’alta stima di lui l’onorò col grado di suo Confessore, e di suo Teologo Esaminatore. Fu sì tenero il pio, e dotto religioso verso Maria, che in tutti gli suoi discorsi framischiava sempre qualche cosa di Lei portandola nel cuore, e nella lingua così teneramente, che gli ardevano in parlandone il viso, la fronte, e gli occhi, qual tenerezza, ardore, ed innamoramento fu sì caro, e grato alla Vergine, che talvolta gli si rese visibile contestandogliene la sua scambievole benevolenza, ed affetto. Morì nel collegio di San Biaggio in Roma circa l’anno 1612 pieno di meriti, ed acclamazioni senza dubio alcuno della sua santità.
Tab. S. Petri Montisf. Med.

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NOS D. CAROLUS MARIA LODI
CONGREGATIONIS DE SOMASCA PRAEP. GEN.
Cum uti nobis exponitur P. D. JACOBUS CEVASCHI Sancti Officii Consultor Alexandriae Librum, cui titolus SOMASCA GRADUATA ec. praelo subijciendum adornaverit, harum serie indulgemus, ut servatis servandis publici juris faciat, dummodo a PP. Nicolao Petricelli, et Joanne Crivelli luce dignus judicetur, et eorum censorio calculo approbetur. Dat. Venet. 3 Aprilis 1735 ex Domo nostra S.M.S.
D. CAROLUS MARIA LODI
Praep. Gen.


Ex mandato Reverendissimi Patris nostri Praepositi Generalis D. CAROLUS MARIAE LODI librum praenotatum SOMASCA GRADUATA ec. jucunda mente perlegimus tantumque abest, ut in eo quid fidei, et moribus dissonum offendatur, quin omnia consonare reperiantur, quapropter apprime dignum censemus, qui cudatur in praelo, ne Congregatio nostra, ea luce, quam pariturus est defraudetur. Dat. Venet. Die 23 Aprilis 1735 ex Collegio nostro S.M.S.
D. Nicolaus Petricelli Cler. Regul. Som.
D. Joannes Crivelli Cler. Regul. Som.

(fine)